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Piazza Verdi

Divino

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"Divino"

“La Bellezza non può essere interrogata: regna per diritto divino” (Oscar Wilde),

“L'anima può elevarsi al fine di unirsi al divino” (Pitagora)

…”Divino”.

Elena Arvigo porta in scena il romanzo d’esordio dell’irlandese Eimear Mcbride Una ragazza lasciata a metà e ci “canta” il percorso di crescita lasciato a metà di una ragazza nella cronaca del rapporto con il fratello. Attraverso la voce della “ragazza a metà” fluiscono pulsano i pensieri di chi le sta intorno come se fossero i propri. I due fratelli sono i due poli di una galassia famigliare sospesa tra salvezza e perdizione: lui reduce da un tumore al cervello, lei vittima di una continua violenza tra le mura domestiche che trova sfogo solo in una nevrotica espressione della sessualità. Questo racconto è intimo viaggio nei pensieri, nei sentimenti e nella sensibilità caotica di una ragazza vulnerabile e “quasi” perduta. Sempre presente e innegabile è infatti dall’inizio alla fine, anche nei momenti più bui e dolorosi del testo, lo slancio vitale che rende questa confessione un ‘estrema e potente possibilità di salvezza. Il romanzo è fitto di preghiere che entrano nel discorso della narratrice: preghiere abbozzate, preghiere interrotte, preghiere originali (appare spesso il Salve, Regina). Si potrebbe dire quasi che questo libro intero è il tentativo di tessere una preghiera. Non verso il Dio cristiano, ma verso quel "tu", il fratello sull'orlo del precipizio.

Astor Piazzolla, il più famoso compositore argentino, era nipote di immigrati italiani, e la malinconia per un paese abbandonato e perduto conferisce una nota dolcemente struggente alla sua musica. Unico nel modo in cui era in grado di tessere i "dolci rumori della vita" in pura melodia e armonia nelle sue opere. C'è una sorta di lirismo visivo nelle sue melodie che investe la sua abilità compositiva con la forza e la vitalità delle sue origini come musicista folk, come artista che conosceva a fondo ogni segreto del Tango. Andrea Dieci (chitarra) e Piercarlo Sacco (violino) tornano ad incontrare Astor Piazzolla con la loro nuova registrazione La Calle 92 che presenta arrangiamenti per violino e chitarra di opere popolari di Piazzolla quali Calle 92, Milonga, Calambre, Tango choc e molti altri. Oggi godremo di alcune esecuzioni dal vivo nel nostro auditorium.

Filax e Anghelos sono una sola persona che, fra le mura di un manicomio, vive uno sdoppiamento di personalità che condensa i mutamenti più laceranti avvenuti nel nostro Paese dal dopoguerra a oggi. Angela è una infanticida che, mentre immagina di preparare un attentato in cui verranno uccisi i più importanti capi di stato del mondo, rivive la sua vita, dalla nascita prematura a causa di un bombardamento durante la Seconda guerra mondiale, all’uccisione del suo tanto agognato figlio. Nel secondo atto irrompe Filax, maniaco delle divise, dell’ordine e con turbe sessuali tremende, che smonterà la biografia di Anghelos. Per mettere in scena questo testo, Renato Sarti ha scelto Massimiliano Loizzi come interprete di un personaggio ambiguo e folle nelle sue componenti maschili e femminili. Oggi, dopo aver incontrato (nella scorsa stagione di Piazza Verdi) Angela, incontriamo Filax protagonista del secondo atto di Filax Anghelos - Angelo Custode di Renato Sarti con Massimiliano Loizzi.

Paola Piacenza ci porta al cinema con Charley Thompson regia Andrew Haigh. 

Choròs è una creazione coreografica nata nel settembre 2017 per il Corso “Luchino Visconti” della scuola “Luca Ronconi” del Piccolo Teatro di Milano. La suggestione di partenza è stata quella di lavorare sul senso dei cori della tragedia greca indagandone il valore attraverso un linguaggio di solo “movimento”. In seguito è diventato una ricerca e un’esperienza professionale all’interno della compagnia AMR teatrodanza. Donne e uomini camminano, scelgono un posto e poi un altro. A volte s’incontrano altre si scontrano. Diventano un corpo unico, una massa, un insieme d’individualità, una collettività, uno stormo, un branco. Azioni, gesti, camminate, corse. Semplice “movimento”. Come una cerimonia, si susseguono frammenti d’immagini, atmosfere, schegge di un vivere collettivo. Una comunità, qualunque essa sia, dove ognuno cerca la propria individualità. Corpi che diventano “coro”, in altre parole: testimoni di accadimenti che nel “choròs”, il luogo scenico dove si danza, viaggiano e dicono con il corpo. Oggi ne parliamo con Alessio Maria Romano che ha curato il progetto coreografico.

In occasione del cinquantenario dell’assassinio di Martin Luther King, avvenuto il 4 aprile del 1968, a la Casa di Vetro di Milano, il 31 marzo 2018 dalle 15.30 apre al pubblico l’esposizione fotografica I have a dream. La lotta per i diritti civili degli Afroamericani. Dalla segregazione razziale a Martin Luther King. In programma fino al 23 giugno 2018, rivolta al grande pubblico e alle scuole, la mostra si compone di circa 200 immagini (di cui oltre 60 stampate e le altre a monitor) provenienti per la maggior parte dagli Archivi di Stato americani (Library of Congress e National Archives and Records Administration), tra cui una serie di rare foto a colori degli anni ‘30 e le opere di alcuni dei più grandi fotoreporter statunitensi dell’epoca. Ne parliamo con il curatore Alessandro Luigi Perna.

Akte è la divinità greca del piacere, del riposo e del nutrimento. Musa ispiratrice di questa musica, che profuma di Mediterraneo ma che si alimenta con altre visioni. Cammino interiore che lambisce vari luoghi: il Medioriente, l’Armenia, la Macedonia, per arrivare a volo d’ali nella Penisola Iberica, nel mare della nostra interiorità e nella nostra piccola storia di musicisti. Suono del nostro tempo che facilmente abbatte ogni confine, arricchendosi della diversità.  Entusiasmo di scoprire come culture e strumenti provenienti da luoghi lontani del pianeta, si mescolino con facilità e spontaneità creando nuovi colori, altri sguardi. Piacere della condivisione, riposo della mente nutrimento dell’anima. Aktè è un progetto scaturito da quattro musicisti di livello internazionale operanti in ambiti differenti, dal jazz alla musica colta, fino ai linguaggi mediorientali. La suggestione che ispira questa singolare e inedita formazione prende vita nel bacino del Mediterraneo, un territorio che non ha eguali nel mondo in quanto a pluralità e varietà di stili ed espressioni sonore. Il liuto arabo, la cui origine si perde nella notte dei tempi, la chitarra nelle sue diverse varianti di baritona, flamenca ed elettrica, la fisarmonica con le sue sonorità multiformi, l'originalità del clarinetto contrabbasso e l'espressività del sax, oltre ad alcune lievi incursioni di strumenti a percussione, danno vita a un suono unico, originale e profondo, che vive di un dialogo intimo e serrato, sfruttando similitudini d'approccio e differenze di linguaggio. Oggi dal vivo con noi: Elias Nardi (oud) Claudio Farinone (chitarra flamenca e baritona) Fausto Beccalossi (fisarmonica) e Max Pizio (clarinetto contrabbasso, sax soprano, percussioni).

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