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Gli speciali di Radio3

CIPOLLE

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Kolmar, Szymborska, Neruda
GERTRUD KOLMAR, Il Canto del gallo nero (Essedue, 1990)
Sì,
ma sapete voi cos’ha visto il macinino turco di rame, il 
macinino da caffè a Sarajevo
e, nella credenza boema, la mia brocca lucente,
    punteggiata di bianco come il fungo del bosco?
Sapete voi che, per me, le grandi navi dal fumo nero
    Percorrono i mari e trascinano il carico per tutte le
    Coste,
che, quando i pallidi grani scorrono tra le mie dita,
    silenziosi mi guardano i volti degli uomini di
    Rangoon,
oppure canta il viso più scuro del negro raccoglitore di riso
    nei campi della Carolina del Sud?
che dalla scatoletta di legno del tè s’alza invisibile
    un’indiana
con ornamenti d’argento, con vesti ocra e rossicce tessute
    di onde e di vento?
Dalle acri cipolle riecheggiano verso di me le rudi voci dei
    contadini bulgari.
E chiedo alla goccia stillante, untuosa se non è nata da un 
olivo della mia patria lontana e perduta.

O prato pieno di sole verso cui la mia angusta cucina
    esitante si espande,
cinto di dragoncello, achillèa, orzo selvatico, cardi,
con mucche screziate pascolanti tranquille al ritmico colpo
    della coda col ciuffo!
O striscia bruno-dorata, intrecciata di papaveri rossi e
    azzurri fiordalisi,
su cui respira il silenzio del mezzogiorno e il caldo odore
    del pane futuro!
[…]



 
WISLAWA SZYMBORSKA, La cipolla 
La cipolla è un’altra cosa.
Interiora non ne ha.
Completamente cipolla
fino alla cipollità.
Cipolluta di fuori,
cipollosa fino al cuore,
potrebbe guardarsi dentro
senza provare timore.

In noi ignoto e selve
di pelle appena coperti,
interni d’inferno,
violenta anatomia,
ma nella cipolla – cipolla,
non visceri ritorti.
Lei più e più volte nuda,
fin nel fondo e così via.

Coerente è la cipolla,
riuscita è la cipolla.
Nell’una ecco sta l’altra,
nella maggiore la minore,
nella seguente la successiva,
cioè la terza e la quarta.
Una centripeta fuga.
Un’eco in coro composta.

La cipolla, d’accordo:
il più bel ventre del mondo.
A propria lode di aureole
da sé si avvolge in tondo.
In noi  grasso, nervi, vene,
muchi e secrezioni.
E a noi resta negata
l’idiozia della perfezione.

PABLO NERUDA, Ode alla cipolla (da Ode al vino e altre Odi elementari)

Cipolla
luminosa ampolla,
petalo su petalo
s’è formata la tua bellezza
squame di cristallo t’hanno accresciuta
e nel segreto della terra buia
s’è arrotondato il tuo ventre di rugiada.
Sotto la terra
è avvenuto il miracolo
e quando è apparso
il tuo lento germoglio verde,
e sono nate
le tue foglie come spade nell’orto,
la terra ha accumulato i suoi beni
mostrando la tua nuda trasparenza,
e come con Afrodite il mare remoto
copiò la magnolia
per formare i seni,
la terra così ti ha fatto,
cipolla,
chiara come un pianeta,
e destinata a splendere
costellazione fissa,
rotonda rosa d’acqua,
sulla
mensa
della povera gente.
Generosa
sciogli
il tuo globo di freschezza
nella consumazione
bruciante nella pentola,
e la balza di cristallo
al calore acceso dell’ olio
si trasforma in arricciata piuma d’oro.
Ricorderò anche come feconda
la tua influenza l’amore dell’insalata
e sembra che il cielo contribuisca
dandoti forma fine di grandine
a celebrare la tua luminosità tritata
sugli emisferi di un pomodoro
Ma alla portata
delle mani del popolo,
innaffiata con olio,
spolverata
con un po’ di sale,
ammazzi la fame
del bracciante nel duro cammino.
[Stella dei poveri,
fata madrina
avvolta
in delicata
carta, esci dal suolo,
eterna, intatta, pura,
come semenza d’astro,
e quando ti taglia
il coltello in cucina
sgorga l’ unica lacrima
senza pena.
Ci hai fatto piangere senza affliggerci.
Tutto quel che esiste ho celebrato, cipolla,
ma per me tu sei
più bella di un uccello
dalle piume accecanti,
ai miei occhi sei
globo celeste, coppa di platino,
danza immobile
di anemone innevato
e vive la fragranza della terra
nella tua natura cristallina].

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