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Prima pagina

PRIMA PAGINA dell'11 febbraio 2018

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con Sara Menafra

Con i bambini a provare il mitra. Ecco l’Italia che sogna le armi


Passa la manina sul metallo opaco della canna. “Papà, questo serve per ammazzare le giraffe?”, domanda. “No, le giraffe non si possono ammazzare. Seve per i terroristi”, risponde il padre, pancia importante, pantaloni mimetici. Insieme al figlio, 10 anni al massimo, è in adorazione dell’espositore della ditta Bushmaster. Il fucile ammazza terroristi si chiama Aac 300 Blackout. Una carabina semiautomatica da 29 colpi in uso agli eserciti di 50 Paesi. Per la legge italiana è un’arma da tiro, non da guerra. Quindi può essere esposta.  Ieri decine di bambini hanno potuto apprezzarla e studiarla, al fianco di armi simili, nella prima giornata di apertura della IV edizione di “Vicenza Hit”, fiera “della caccia, della protezione individuale e degli sport di tiro” in programma fino a domani: 380 imprese in 41mila mq di capannoni.

Al fianco degli appassionati di caccia e tiro a volo – che sono la grande maggioranza dei visitatori – ci sono i genitori in cerca di armi con cui difendere casa. “Cerco una compatta, che però abbia un po’ di manico”, dice una donna sui 40, capelli corvini, mentre maneggia una minuscola pistola allo stando Beretta. Al suo fianco un bambino paffuto. “Lui è il più grande, ha 8 anni. La sorella è a casa. Vivo in una villetta fuori Rovereto, mio marito è spesso via, ho paura delle rapine”. Lei non è mai stata rapinata. Nemmeno i suoi vicini. A pensarci bene, non conosce nessuno che abbia subito rapine. “Ma armarmi è un mio diritto, quindi mi armo”. Di pistole ne ho già due”, taglia corto. La signora non è fra il milione e 100mila italiani (dati 2017) che hanno il porto d’armi. E’ nella schiera più numerosa – circa 6 milioni, ma di dati ufficiali non se ne hanno dal 2008 – di chi detiene almeno un’arma denunciata. 
Da mesi, associazioni pacifiste e politici locali fanno pressioni sul sindaco di Vicenza, Achille Variati del Pd, perché “eserciti la sua preziosa moral suasion nei confronti degli organizzatori” al fine di “evitare la compresenza in fiera di bambini” e fucili d’assalto. Lo scorso 21 settembre, 23 consiglieri comunali di ogni schieramento hanno firmato una mozione. Il Comune di Vicenza è uno degli azionisti di Italian Exhibition Group (Ieg), società nata dalla fusione di Rimini Fiera Spa e Fiera di Vicenza Spa. La fiera si è attrezzata con decine di cartelloni che mettono in guardia sul fatto che i minorenni non possono toccare le armi. Ma evidentemente non basta.

Le associazioni che criticano la presenza dei bambini si sono date appuntamento ieri, sempre a Vicenza, in un convegno dal titolo “Insicurezza, rancore, farsi giustizia: dentro l’Italia che si arma”. Nella sala dell’Istituto Missionari Saveriani ha parlato fra gli altri Giorgio Beretta, presidente dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere e le politiche di difesa e sicurezza (Opal), secondo cui “quella vicentina è l’unica fiera nell’Unione europea in cui siano ammessi tutti i tipi di armi, e non sia vietato l’accesso ai bambini”. […]

A Vicenza Hit, la maggioranza delle armi esposte sono fucili da caccia e tiro, molti sono italiani. Punte d’eccellenza dell’industria italiana delle armi non da guerra, che vale 7 miliardi e 293 milioni e impiega 87.549 lavatori, con il90,3% di esportazioni. Delle 63 medagli assegnate nel tiro a Rio nell’ultima Olimpiade, 61 sono state vinte con fucili italiani. E come ha detto ieri in fiera Luciano Rossi, presidente della Federazione italiano tiro a volo (la più titolata la mondo) “ben venga se i giovani si avvicinano allo sport”. Solo che, arrivati in fiera, sugli scaffali trovano anche gli Ak47.

Franco Vanni – la Repubblica
 

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