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Pascal

126 - Giuro che me lo sentivo

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Uno spavento finito in niente e una vocazione improvvisa

Playlist puntata: 

In conflict - Owen Pallett
Accidents will happen -  Elvis Costello & The Attractions
Cape Cod Kwassa Kwassa - Vampire Weekend
Mystery of Love - Sufjan Stevens


Prima storia: 12000 chilometri di Simone Battaglia

Primo novembre 2015, 10.523 km, quest'anno supero agevolmente i miei obiettivi e raggiungo 12,000 chilometri, sono proprio soddisfatto e contento di me stesso. Però è qualche giorno che sono stanco, molto stanco, alcune volte ho come dei mancamenti, mi gira la testa e ho malori che interpreto come improvvisi cali di pressione, in più ho una brutta tosse, io che in 46 anni avrò tossito si e no 10 volte. Venerdì 6 novembre in pausa pranzo pedalo un'ora e 34 minuti, 46 km in tutto, Massarosa, Pieve a Elici, Camaiore rientro a Pietrasanta, arrivo a casa distrutto, doccia, un boccone veloce e a lavoro. Continuo a tossire. Sabato 7, oggi sono più stanco del solito, nonostante la mia filosofia sia "il fisico deve reagire" decido di non uscire in bici e mi dedico a pulire un po' il giardino, a essere sinceri la decisione di non uscire scaturisce da quello che è successo questa mattina, non l'ho detto nemmeno ad Annabella, mi sono alzato presto, arrivato in bagno ho avuto un brutto attacco di tosse, al terzo colpo di tosse mi sono piegato in due dal dolore per una fitta improvvisa sotto la spalla destra e la bocca mi si è riempita di sangue. Sono terrorizzato! Finito con i lavori di "giardinaggio", ci prepariamo per andare a casa di amici è il compleanno del piccolo Filippo. La giornata è fredda e umida. Mentre chiacchiero del più e del meno con alcuni amici in giardino, vengo nuovamente assalito dal dolore alla spalla destra, un dolore insopportabile al punto che decido di tornare a casa, Annabella mi raggiungerà per cena. Alle 20, sono disteso sul divano, madido di sudore e fatico a respirare, il dolore è aumentato di intensità, mi rimetto le scarpe, ho deciso vado al Pronto Soccorso. Mentre varco la soglia penso a quanto odio gli ospedali e che voglio rimanere il minor tempo possibile. Entro quasi subito, vengo accolto da una giovane dottoressa, decisamente carina, che mi "interroga" su sintomi e dolori , spiego per filo e per segno come mi sento e come mi sono sentito in questi ultimi 10 giorni, ometto l'emoftoe, voglio andare a casa!
Esami del sangue, prelievo venoso ed arterioso e radiografia del torace. Passano circa 3 ore e mi dimettono, i valori sono tutti nella norma, dalle lastre risulta solo un "PICCOLO ADDENSATO DELLA TRAMA DELL'ANGOLO CARDIOFRENICO DESTRO (che cavolo significa??????) definito dal dottore di turno un "NULLOMA"; Diagnosi: E' una forte cervicale, però il medico mi prescrive di ripetere le lastre al torace entro una settimana per valutare il NULLOMA. La ripetizione dei raggi al torace confermano il NULLOMA, sto sempre male e devo approfondire. Passo un mese tra alti e bassi, confesso l'emoftoe ad Annabella e al mio medico di fiducia, mi sottopongo ad altre visite e consulto diversi dottori ma il mio stato di salute non migliora. Mi curano per una pleurite, cortisone ed antibiotici, mi sembra di stare meglio, ma finita la cura, ricompaiono i dolori e soprattutto l'emoftoe. 3 dicembre 2015 ore 16,00 l'infermiera chiama: "paziente 14", mi alzo, sorrido ad Annabella ed entro in una piccola stanza rettangolare, mi fanno sdraiare mi inseriscono in vena la "farfalla" e vi collegano una flebo con all'interno il liquido per l'esame a contrasto. Devo fare una tac al torace. Io odio gli ospedali, grazie a dio sono disteso perché potrei svenire. Ore 16,15 circa, inizia l'esame, "Metta le mani dietro la testa" inspiri, trattenga il fiato, respiri; nuovamente Inspiri, trattenga il fiato, respiri Una voce mi avvisa che stanno per mettere in circolo il liquido e tra poco avrò una sensazione di calore in tutto il corpo.
Cosi accade, sento caldo in tutto il corpo, troppo caldo, mi chiedo se per caso non mi sono fatto la pipi addosso, nuovamente Inspiri, trattenga il fiato, respiri... L'esame è iniziato da meno di 5 minuti, improvvisamente si accendono le luci, nella stanza entra una Dottoressa "Signor Battaglia stia tranquillo (la dottoressa ha sicuramente anche una specializzazione in psicologia) non è niente di grave, abbiamo chiamato l'ambulanza per
trasportarla all'ospedale", interrompo la dottoressa e visto che non credo di essere molto lucido, chiedo se è possibile far entrare Annabella, così magari in due riusciamo a capire quello che stanno dicendo. La Dottoressa riprende lei ha una EMBOLIA POLMONARE. Mi ricoverano. Passo 9 giorni all'ospedale dove mi sottopongono a Ecg, Ecocardiaca, Ec Holter, Ecd venoso arti inferiori, Eco addome, Scintigrafica polmonare, Broncoscopia, Gastroscopia, Tac torace e addome e Tomografia ad emissione di positroni. In nove giorni non ho mai dormito se non per qualche sporadica ora, ho letto 4 libri e ho passato le giornate a guardare dalla finestra il giardino dell'ospedale chiedendomi cosa potessi avere. Uno dopo l'altro gli esami danno tutti lo stesso esito: NIENTE!!!!!
Il 12 dicembre mi dimettono. Oggi 4 dicembre 2107 sono passati 2 anni esatti dal mio ricovero, tra 2 giorni avrò la visita di controllo dove decideranno se tenermi ancora sotto cura, (semplicemente 2 compresse al giorno per fluidificare il sangue) o la mia avventura medica finirà definitivamente. Tante volte mi chiedo quanto quell'episodio abbia modificato la mia vita, e detto sinceramente.....Niente. Ho le stesse "brutte" abitudini rinnegate all'uscita dall'ospedale il 12 dicembre 2015, tutte quelle cose che "appesantiscono" la vita....


Seconda storia: La chiamata

«Torno in Italia e racconto di questa mia esperienza a tutti, porto collanine, cassette di musica swahili, e però mi monta un’inquietudine che cresce, che monta sempre di più e tutti mi dicono “è mal d’Africa, è mal d’Africa”, e io penso “Ma che cazzo è il mal d’Africa?”, e io sono disperata sempre di più, sempre di più fino a quando do un nome a questa cosa e mi dico: “Ma se mi viene la chiamata? e se mi viene la chiamata?” e allora, disperata, vado da mia madre e da mio padre e dai miei fratelli e mi pigliano tutti per il culo da morire. Mi dicono:“Ma che cosa stai dicendo"».
Stiamo raccontando la storia di Alice Santovetti che nel 1993 è una studentessa di storia dell'Arte a Roma e partecipa a un'esperienza di qualche mese in Tanzania. Alice è cresciuta in una famiglia di atei l'incontro con l'Africa e con un mondo a lei sconosciuto non la lascia indifferente. Al ritorno sente che qualcosa dentro di lei è cambiato, ma sulle prime non sa dare un nome a questo cambiamento. 
Alice ha raccontato la sua storia a MIO Cugino e dopo averla ascoltata noi la raccontiamo a voi! 

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