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Anton Checov | Il medico scrittore

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Il volto magro, con le guance scavate, i capelli folti, una barba leggera, unaria modesta. Tolstoj diceva di lui: Cammina come una fanciulla.
Così è Anton Cechov intorno al 1886, quando, a 26 anni, diventa celebre. Finora ha firmato con uno pseudonimo, Antosa Cechonté, un soprannome che gli avevano dato a scuola, e scrive con grande facilità per pochi rubli e piccole riviste. Nel frattempo Cechov si trasferisce a Mosca dove la sua famiglia vive in estrema povertà. Dedica alla letteratura il tempo libero, due o tre ore al giorno, una piccola parte della notte, una quantità di tempo che gli permette di scrivere solo opere di breve respiro, novelle. Tanto che una, Il cacciatore, la scrive in una cabina dei bagni. Intanto studia per diventare medico. All’ultimo semestre di scuola di medicina scrive: “Oltre gli esami, c’è la dissezione dei cadaveri. C’è il lavoro clinico con il suo inevitabile carico di visite d’ospedale. Io lavoro e lavoro e comincio a sentire debolezza fisica. La mia memoria sta peggiorando, divento pigro. La letteratura puzza di vodka, ho paura di essere bocciato”. Al 1887 risale il racconto La steppa, la storia di un ragazzino che non aveva mai lasciato il suo villaggio e si trova a fare un lungo viaggio. È la prima novella che scrive per un grande giornale, ben pagata, e lui scrive in una lettera che la compone quasi tremando, fino ad allora era abituato a scrivere novelle compiute di una pagina appena, le poche righe sottopagate che gli chiedevano le piccole riviste con le quali collaborava, finché un grosso autore, Grigorovic, lo scopre e quasi lo obbliga a firmare un racconto con il suo vero nome, e non più con un nom de plume, per una ragione che riassume così: “Occorre rispettare il talento, che si riceve così raramente in sorte!”. In vent’anni di attività letteraria Anton Cechov ha scritto e pubblicato più di 5mila pagine stampate di novelle e racconti. E Parallelamente alla sua carriera da scrittore, si laurea in medicina. Scrive e cura i malati. In una lettera scrive: “Sono malato. Sputo sangue mi sento debole. Dovrei andare al sud, ma non ho soldi”. Il 30 maggio del 1888 parte per Charkov, e fa un viaggio in Ucraina nei luoghi di Gogol è ospite di Suvorin a Teodosia. In quel viaggio incontra i personaggi che gli ispireranno Lesij e Zio Vanja. E seguono tanti altri racconti, tutti ben accolti, I fuochi, Il compleanno, La crisi, La signora con il cognolino. Nel 1888 gli viene assegnato il premio Puskin e inizia a occupare un posto importante nella vita letteraria dell’epoca e le sue novelle iniziano ad avere un accento più serio di quelle della sua giovinezza. In una lettere scrive al suo editore: “La medicina è mia moglie, la letteratura è la mia amante” e ancora: “La letteratura ha questo di bello, che si può stare seduti, con la penna in mano, per giornate intere e non accorgersi del tempo che passa e – insieme - sentire qualcosa di simile alla vita”.

 
Da leggere, per approfondire

- Vita di Cechov di Irene Nemirovsky (Castelvecchi)
- Senza trama e senza finale. 99 consigli di scrittura di Anton Cechov (a cura di Piero Brunello – Minimum fax)

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