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Classicaradio

Un ordine fra luomo e il tempo

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- I. Stravinskij Ode" - Avremmo dovuto trovare quei tre minuti...

Avremmo dovuto trovare quei tre minuti di musica in un film del 1943, Jane Eyre di Robert Stevenson con Orson Welles Joan Fontaine e una giovanissima Liz Taylor. Li aveva composti Igor Stravinskij per accompagnare una scena di caccia: ma a Hollywood la collaborazione saltò.

 

Per Stravinskij però quella musica era troppo buona per andare perduta, così quando il direttore d’orchestra Serge Koussevitzky gli chiese un ricordo per la moglie Natalia, scomparsa l’anno prima, lui prese quel pezzo e lo mise al centro di un trittico che intitolò semplicemente Ode.

 

Eulogia, Ecloga ed Epitaffio sono le tre parti che compongono il lavoro, evidente il riferimento al mondo arcaico della classicità che Stravinskij – una delle personalità artistiche più imprescindibili di tutto il Novecento – rivisita e fa proprio.

 

Proprio a proposito di questo elemento definito “neoclassico”, Milan Kundera legge l’opera di Stravinskij come evoluzione di una esperienza che ha il suo punto focale nell’emigrazione, definita “il dolore dell’allontanamento, il processo per cui quel che era privato diviene straniero”.

 

Kundera interpreta l’approccio al passato nella musica di Stravinskij come ritrovamento di una nuova patria spirituale, l’intera storia della musica occidentale. Qui sono accanto al musicista russo come compatrioti i compositori di ogni tempo: “Fece tutto quel che poteva per sentirsi a casa: si intrattenne in ogni stanza di quel palazzo, toccò ogni angolo, accarezzando ogni mobile … dalla musica di Pergolesi a quella di Ciaikovskij, Bach, Perotinus, Monteverdi al sistema dodecafonico in cui alla fine, dopo la morte di Shoenberg, riconobbe un’altra stanza della casa”.

 

La prima esecuzione dell'Ode fu disastrosa, anche per una serie di coincidenze: uno dei trombettista si sbagliò e non traspose la sua parte, suonandola tutta in un’altra tonalità, e per giunta in partitura due righe erano state copiate per errore come una sola …

 

Con un certo sarcasmo Stravinskij racconterà poi che i tre brani "furono anche suonati in quel modo, e il mio semplice trittico si concluse in una cacofonia che ora mi avrebbe fatto guadagnare nuova stima a Darmstadt” (la città celebre per i corsi estivi sulle avanguardie musicali; vi parteciparono compositori come Messiaen Stockhausen Berio Boulez Maderna Varèse e Nono, accomunati dal rifiuto per qualsiasi forma di ritorno al passato).

 

Nonostante Serge Koussevitzky avesse promosso ampiamente la musica di Stravinskij, il loro rapporto fu quello di una “non-amicizia”, e minimi furono i rapporti tra il musicista e la moglie del direttore. Nell’Ode a lei dedicata mancano del tutto gesti celebrativi, citazioni o riferimenti di qualsiasi tipo.

 

Nella sua sintetica nitida chiarezza questa Ode entra appieno nel più ampio discorso di Stravinskij: “Io considero la musica, per la sua stessa essenza, impotente a ‘esprimere’ alcunché: un sentimento, un’attitudine, uno stato psicologico, un fenomeno naturale, o altro ancora…. La musica è il solo dominio in cui l’uomo realizza il presente…. Il fenomeno della musica ci è dato al solo scopo di stabilire un ordine nelle cose, ivi compreso, e soprattutto, un ordine fra l’uomo e il tempo. Per essere realizzato, esso esige necessariamente e unicamente una costruzione. Fatta la costruzione, raggiunto l’ordine, tutto è detto”.  

 

 



Igor Stravinskij

Ode, Canto elegiaco in tre parti in memoria di Natalia Koussevitzky

 - Eulogy (Lento)

 - Eclogue (Con moto)

 - Epitaph (Lento)

 

Orchestra Sinfonica di Torino della Radiotelevisione Italiana

direttore, Igor Stravinskij

 

Registrato il 23 aprile 1954 all’Auditorium di Torino

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