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- L. v. Beethoven, Sonata a Kreutzer - Nel rapporto tra musica e racconto

Nel rapporto tra musica e racconto, non sempre la direzione va dal testo al suono; certo, la parola è alla base della musica cantata, ma si sviluppa da essa anche la cosiddetta musica a programma, composizioni esclusivamente strumentali che la raccontano nell’astrattezza del suono (per lo più sinfonie e poemi sinfonici) o nell’unione con il movimento (balletto).

 

Ci sono poi circostanze speciali in cui la musica ispira direttamente il letterato e dalle note – non dalle parole – si dipana il racconto. E’ il caso della Sonata a Kreutzer, scritta da Beethoven tra il 1802 e il 1803, che diventa novella molti anni dopo, precisamente nel 1889, grazie alla penna di Lev Tolstoj.

 

Partiamo dalla musica: Beethoven compose quella che definisce "Sonata scritta in uno stilo molto concertante quasi come d'un Concerto" per George Bridgetower, un virtuoso violinista dalla pelle scura, di padre africano e madre tedesca.

 

Beethoven lo cita spiritosamente nell’intestazione da lui scritta italiano: "Sonata mulattica composta per il mulatto Brischdauer gran pazzo e compositore mulattico". Pare però che, per una rivalità di natura amorosa, la dedica del brano passò al violinista Rodolphe Kreutzer e il Bridgetower ne fu solo il primo esecutore.

 

Quello fu davvero un momento molto denso nella creatività di Beethoven: in due anni nascono ben 44 lavori di tutti i tipi tra cui due Sinfonie, un Oratorio, tanta musica pianistica vocale e da camera, e appunto la Sonata a Kreutzer op. 47.

 

Il linguaggio della Sonata è composito e innovativo, a partire dal primo movimento che ha dimensioni inusuali per quel tempo; il linguaggio di Beethoven stupisce il pubblico di allora e per questo lavoro si parlò addirittura di terrorismo artistico.

 

Scandaloso risulterà anche il romanzo scritto, pare per scommessa con gli amici, da Tolstoj: per lui La Sonata a Kreutzer è simbolo di un’insana passione; inesorabile lo sconvolgimento interiore del protagonista Pozdnyšev, che nel romanzo più volte definisce la musica e ne racconta i devastanti effetti. E’ proprio suonando quel pezzo di Beethoven – in particolare il movimento iniziale – che si consuma un tradimento culminante nell’uxoricidio.

 

La Sonata si intreccia anche con la biografia di Tolstoj, dove si legge di un episodio di gelosia (protagonisti lo scrittore, la moglie e un brillante musicista loro ospite) ugualmente legato a quella musica beethoveniana e, uxoricidio a parte, del tutto parallelo a quello del personaggio inventato.

 

Al Kreutzer musical-letterario e ai suoi significati simbolici e biografici si riferirà nel 1993 anche Sof'ja, moglie di Tolstoj, nel romanzo Amore colpevole, sottotitolo “A proposito della Sonata a Kreutzer di Lev Tolstoj”. Anche qui il soggetto è l’effetto nefando della gelosia, che l’autrice pone in relazione con il ruolo della donna nella società del tempo.

 

Certo Beethoven non aveva immaginato la sua Sonata avrebbe fatto tanta strada, mentre essa è diventata un punto fermo sia in musica che in letteratura, con buona pace del signor Kreutzer – il quale deve la sua permanenza nella storia a una Sonata che lui non suonò mai.

 

 

 

Ludwig van Beethoven

Sonata per violino e pianoforte n. 9 in la maggiore op. 47 "a Kreutzer"

 

 - Adagio sostenuto. Presto

 - Andante con variazioni

 - Finale. Presto

 

violino, Antonio Anselmi

pianoforte, Francesco Buccarella

 

 

Registrato il 7 novembre 2010 per I Concerti del Quirinale di Radio3

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