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Jane Austen | Una porta che cigola

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Stava molto attenta a che nessun estraneo alla famiglia, ospite o domestico, sospettasse della sua reale occupazione. Scriveva su foglietti facili da nascondere o da coprire con un pezzo di carta assorbente.

Florinda Fiamma racconta la vita di Jane Austen

Tra l’ingresso e il salotto, c’è una porta che cigola e lei non vuole che venga riparata perché quel rumore la avvisa che sta per entrare qualcuno. Jane Austen non possiede uno studio. Scrive i suoi grandi romanzi in un angolo del soggiorno, mentre intorno a lei si svolgono le attività di una grande casa della campagna inglese. Jane scrive nel salotto “sottoposta a ogni tipo di interruzione fortuita”, ricorda sua nipote. Che di lei scrive: “Stava molto attenta a che nessun estraneo alla famiglia, ospite o domestico, sospettasse della sua reale occupazione. Scriveva su foglietti facili da nascondere o da coprire con un pezzo di carta assorbente. Anche se veniva interrotta spesso non dava mai segni di fastidio, non si indispettiva mai, restava sorridente e allegra”. Ed è sorprendente la qualità e la quantità della sua produzione letteraria, visto che non aveva uno studio tutto suo in cui appartarsi. Jane Austen non ha mai vissuto da sola, e anche durante la giornata è sempre attorniata da qualche familiare. Jane, dopo la morte del padre, vive con la madre, l’amatissima sorella Cassandra, un’amica, tre domestici. E poi diversi ospiti, visto che la famiglia riceve un flusso costante di visitatori, spesso senza preavviso. Jane Austen si sveglia la mattina presto, prima di tutti gli altri, per suonare il pianoforte e alle 9 prepara la colazione per la famiglia. Ma le sue occupazioni domestiche finiscono qui perché poi si mette a scrivere in salotto, mentre madre e sorella accanto a lei ricamano. Rispettano molto il suo lavoro tanto che la sorella Cassandra fa per lei le faccende domestiche in modo da lasciarla libera per scrivere. Jane era stata molto legata a suo padre, il pastore George Austen, che aveva sostenuto e incoraggiato la carriera letteraria della figlia, preoccupandosi anche della qualità degli editori con cui avrebbe pubblicato. Chawton è la seconda, e anche l'ultima casa di Jane Austen, poiché durante la residenza temporanea della famiglia a Bath e a Southampton lei si sente solo ospite di un luogo estraneo; ma qui trova la sua vera casa: c'è un piacevole e irregolare miscuglio di siepi e un sentiero ghiaioso, il frutteto e l’erba alta da fieno, che cresce su due o tre piccoli recinti che sono stati riuniti. Ed è lì che tra il febbraio 1811 e l’agosto da 1816 inizia e completa i suoi capolavori: Mansfield Park, Emma e Persuasione, in quella serenità, negli ultimi cinque anni della sua vita, scrive lo stesso numero di romanzi che ha scritto in gioventù.

Dopo pranzo, a casa Austen, si conversa, si gioca a carte, si prende il tè. E la sera, si leggono romanzi ad alta voce oppure Jane legge alla sua famiglia le pagine che ha scritto durante la giornata.

 

Da leggere, per approfondire

Niente donne perfette, per favore di Jane Austen, (L’Orma Editore)

Jane Austen di Virginia Woolf (Elliott)

Ricordo di Jane Austen di James Edward Austen-Leigh, a cura di  Giuseppe Ierolli (Elliot)

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