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Pascal

53: In salvo

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In questa puntata raccontiamo la storia di un giovane soldato della marina che nel 1943 sulle coste tarantine scampò alla tragedia che coinvolse tutto il suo equipaggio, e le storie di tre donne fuggite dai territori assediati dallo Stato Islamico

Playlist Puntata


Shark smile - Big Thief

The Man Comes around - Johnny Cash

Runaway - The National

Don't Give Up - Peter Gabriel & Kate Bush

 

Prima Storia: Taranto, 22 settembre 143 di Marcello de Giorgi

Durante la seconda guerra mondiale, il rimorchiatore Sperone aveva il compito di trasportare uomini e materiali sulle Cheradi le isole di fronte al porto di Taranto, aveva sempre a bordo i militari che facevano parte del contingente di stanza sulle isole. Queste piccole unità hanno continuato a fare la spola con San Pietro e San Paolo fino a quando sulle isole è rimasto un presidio della Marina. “Il mezzo delle isole”, così lo chiamavano.
Mio padre durante la seconda guerra mondiale era di istanza a Taranto, giovanissimo marinaio arrivato da Pola. Un pomeriggio mentre stava finendo la misera cena, il rimorchiatore che portava a Taranto i marinai in libera uscita, fischiò tre volte la sua partenza. Allora lui saltò dal tavolo rinunciando a finire quel poco che c'era, portando con sé un pezzo pane, all'epoca mangiare era una cosa difficile se non rara, anche per chi era nelle Forze Armate. Arrivato alla banchina vide il rimorchiatore con tutti i suoi amici e colleghi marinai che lo salutavano dalla poppa del rimorchiatore.
Figlio di un preposto alle tenute di campagna di un signorotto di Lecce, il cibo era sempre stato comunque un lusso, e così quel giorno per accaparrarsi una pagnotta a causa della sua perenne fame, aveva perso la libera uscita e per tre giorni non ce ne sarebbe stata un'altra per lui, li avrebbe dovuti trascorrere sull'isola di San Pietro.
Giratosi su sé stesso, iniziò a mangiare con rabbia quel pezzo di pane che gli aveva fatto perdere la libertà. Non arrivò al terzo boccone che sentì una fortissima esplosione: una mina scaricata nottetempo da una motozzattera nazista lasciata partire nottetempo dal porto di Taranto aveva affondato il rimorchiatore e tutti i suoi marinai, giovani di 18 e 20 anni. I pochissimi più fortunati rimasero mutilati per tutta la vita, quasi tutti non arrivarono mai più a Taranto dalle loro famiglie e dalle loro fidanzate e mogli.
Lui lo "sfortunato" vivrà fino a 84 anni, di cui 49 passati nella Marina Militare sempre in divisa, sempre perfetta, ordinata e pulita, berretto bianco candido e scarpe nere lucide. Mai, dico mai ha gettato via una briciola di pane. Una volta lo vidi piangere per un pezzo di pane nelle immondizie, non lo capii. Oggi lo capisco, il pane che spezzo ogni giorno non è mio, la vita che vivo ogni giorno non è mia. Spesso il mio pensiero torna a quel racconto, di fame e speranza, morte e vita, giustizia e iniquità.
Perché lui no e i suoi commilitoni sì, è dura sopravvivere agli altri;
il tuo dovere verso di loro è vivere ogni giorno rispettando l'uomo che incontri e il pane che hai tutti i giorni. I disegni del futuro degli uomini sono imperscrutabili e incomprensibili oggi come ieri

 

Seconda Storia: Le 3 donne irachene sfuggite all'ISIS

Goufran ha 16 anni e ricorda che ha iniziato ad avere davvero paura quando sono spariti due insegnanti della scuola e in città si diceva che fossero stati uccisi per non avere aderito all'insegnamento promulgato dallo Stato Islamico. Asala invece non sa quando finirà la paura perché dopo l'assedio, la detenzione e la fuga, lei e i suoi famigliari, vecchi e bambini, tutti, si sentono perduti e non sanno come ritrovarsi. Zeinab la paura l'ha affrontata attendendo la fine dei combattimenti, barricata in casa con i suoi figli, pur di proteggerli dopo che a scuola erano stati costretti a imbracciare delle armi.
Stasera raccontiamo le loro storie, tre storie diverse per raccontare diverse facce della stessa guerra e dello stesso, profondo, desiderio di sopravvivenza
Noi abbiamo scoperto le storie di Goufran, Asala e Zeinab in questo articolo scritto da  Lauren Bohn e pubblicato su Lenny

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