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Gettoni di Letteratura

Irène Némirovsky 5 - Il manoscritto nella valigia

Irène Némirovsky 5 - Il manoscritto nella valigia
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Le bambine trascinano con sé una valigia con i ricordi e gli oggetti personali della madre con la raccomandazione del padre: non separatevi mai da questa valigia

Florinda Fiamma racconta Iréne Némirovsky


«Caro amore, non stare in pena per me. Sono arrivata bene, al momento c’è disordine ma il cibo è buono. Una volta al mese si possono spedire un pacco e una lettera. Mi raccomando non prendertela, le cose si sistemeranno, amore mio. Un bacio a te e a alle bambine con tutta l’anima con tutto il mio affetto, Irène». Attraversano Pithiviers in fila indiana con le valigie in mano. Scavalcano rotaie. Sono sorvegliati da filo spinato e guardie francesi. Irène Némirovsky è nell’elenco delle 119 donne che saliranno sul convoglio numero 6 per Auschwitz, che parte il 17 luglio 1942 alle 6.15. Solo un mese dopo la scrittrice morirà, dicono, per tifo, il 19 agosto 1942.

Ucraina, Irène è di religione ebrea e sì è convertita presto alla religione cattolica, ma non è servito a salvarla. Irène dice di non rimpiangere niente, è stata felice. Ha molto vissuto, moltissimo scritto. Le sue opere sono tradotte in tutto il mondo ed erano la principale fonte di reddito della sua famiglia. Denunciata in quanto ebrea, Irène fu arrestata. Prima di uscire di casa accompagnata da due gendarmi, per l’ultima volta, racconta la figlia «ci siamo tenuti tutti per mano per rispettare la vecchia usanza russa di restare un minuto in silenzio quando qualcuno lascia i familiari per partire da solo». Lo stesso destino toccò al padre tre mesi dopo. Denise e Elizabeth sfuggirono alla morte per miracolo. Sopravvissero grazie a una vecchia balia, che le nascondeva in stalle, conventi, rifugi di pastori e case di amici. E grazie a un ufficiale tedesco che un giorno estrae una foto dal portafoglio la foto della sua bambina, bionda come Denise. E dice alle due bimbe: Vi do 48 ore per sparire. E così le salva. Nel loro peregrinare, le bambine trascinano con sé una valigia con i ricordi e gli oggetti personali della madre con la raccomandazione del padre: non separatevi mai da questa valigia. Lì c’è un quaderno zeppo di una scrittura fitta e minuscola. Né Denise né Elizabeth trovarono il coraggio di leggerlo, temendo che quel diario, le ultime memorie della madre, potesse essere troppo straziante per loro. Quando si sentirono infine pronte a farlo, sessant’ anni dopo, scoprirono che si trattava di un romanzo interrotto, non incompiuto. Michel, il loro padre, quando l’ha affidato nella valigia a loro sperava ancora che Irène sarebbe riuscita a rileggerlo e pubblicarlo. È Suite francese.             

 

Qualcosa da leggere, per approfondire

La vita di Irène Némirovsky di Olivier Philipponnat, Patrick Lienhardt (Adelphi 2009) 

Irène nemirovsky di Cinzia Bigliosi (Doppiozero 2013)

Ultime Puntate e Podcast

Ascolta Eudora Welty 1 | Una bambina del Sud

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22/03/2021

«Nella casa di North Congress Street a Jackson, nel Mississipi, dove sono nata nel 1909, io e i miei due fratelli minori siamo cresciuti al batti e ribatti degli orologi. Nell'ingresso c'era un pendola di quercia, in stile arte povera californiana, che mandava rintocchi come di gong per il soggiorno, la sala da pranzo, la cucina e su per la cassa armonica delle scale. In camera dei miei genitori ce n'era una che faceva da controcanto, mentre quello della cucina era un cucù con due lunghe catene, a cui una volta il mio fratellino era riuscito ad appendere il gatto».

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Ascolta Eudora Welty 2 | Morte di un commesso viaggiatore

Eudora Welty 2 | Morte di un commesso viaggiatore

22/03/2021

«Era il suo primo giorno in viaggio dopo un lungo assedio dell'influenza. Aveva avuto la febbre altissima, e si era fatto debole e pallido, tanto da notare la differenza allo specchio, e non riusciva a concentrarsi... Per tutto il pomeriggio, in mezzo a quella rabbia, e senza alcun motivo, aveva pensato alla nonna morta: un'anima che rasserenava. Gli tornò la voglia di affondare nel grande letto di piume che una volta stava proprio in camera di nonna... Poi se la scordò nuovamente. Tu guarda che colline desolate! E gli sembrava pure di andare dalla parte sbagliata: come se stesse tornando indietro, molto indietro. Non si vedeva una casa che fosse una. Volersene tornare a letto però non serviva a niente».

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Ascolta Eudora Welty 3 | Come una fotografia

Eudora Welty 3 | Come una fotografia

22/03/2021

«C'era un album di fotografie che serbava l'annotazione meticolosa di quei giorni. Laurel tastò il ripiano sopra le nicchie e lo urtò, i bordi squadrati, la nappina di seta. Lo tirò giù. Un paio di istantanee sbiadite e sgranate stampate in casa stavano ancora attaccate sulle pagine a fronte: Clinton e Becky «su a casa», ognuno fotografato dall'altro, in piedi nello stesso punto su un binario ferroviario (una radura verdeggiante), lui sottile come un giunco, il piede su una pietra miliare, intento a dondolare un cappello di paglia; lei con le braccia cariche dei fiori di campo che avevano raccolto lungo il cammino»

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Ascolta Eudora Welty 4 | Com'è che abito all'ufficio postale

Eudora Welty 4 | Com'è che abito all'ufficio postale

22/03/2021

«Mi trovavo lì con tutta la famiglia dalla parte di Stella-Rondo e messa su contro di me. Ma se c'è qualcosa che ho, è un minimo d'orgoglio. Così ho deciso di andarmene giù dritta all'ufficio postale. Sul retro c'è un sacco di posto, mi son detta. «Adesso è troppo tardi per fermarmi» ho fatto. «Potevate pensarci ieri. Io me ne vado all'ufficio postale e se volete vedermi, l'unico modo è venirmi a cercare lì».

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