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Gettoni di Letteratura

Irène Némirovsky 2 - Un giardino botanico a Kiev

Irène Némirovsky 2 - Un giardino botanico a Kiev
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Irène inizia a scrivere giovanissima, a 13 anni compone le prime fiabe. Dopo i vent'anni e fine al 1940 scrive ininterrottamente, ogni giorno, quello che lei chiama le "Monstre"

Florinda Fiamma racconta Iréne Némirovsky


Un giardino botanico con ampi viali, dove ci sono
chioschi per la musica e terrazze con tende a righe. È qui che nasce Irène Némirovsky, l’11 febbraio 1903. A Kiev in Ucraìna, in famiglia la chiamavano Irocka. Era asmatica a quell’epoca, anche un mazzo di fiori poteva stordirla. E passa la sua infanzia in Russia quando il regime zarista è al tramonto.  

Qualche anno dopo, nel 1913 si trasferisce con la famiglia a San Pietroburgo. E abitano in una casa “grande e bella” al numero 18 della prospettiva degli inglesi, nel quartiere Kolomna, dove sorge una costruzione di mattoni gialli a un piano, nel quartiere della nuova sinagoga, lì vicino aveva abitato il giovane compositore Stravinskij. Questa casa, nel 1918, verrà requisita ai Némirovsky dopo un altro colpo di stato e trasformata in commissariato di Polizia.

Dopo poco sono costretti a fuggire dalla Rivoluzione Russa, si rifugiano prima in Finlandia, e poi approdano in Francia. E a Montparnasse, da adulta, Irène avrà uno studio moderno con pareti tappezzate di libri. È una cosmopolita, un’emigrata russa che parla perfettamente francese. Quando le dicono che è poliglotta risponde: «Ma tutti i russi lo sono. Ho parlato il francese prima di parlare il russo. Io penso e sogno in francese».

Irène inizia a scrivere giovanissima, a 13 anni compone le prime fiabe. Dopo i vent’anni e fine al 1940 scrive ininterrottamente, ogni giorno, quello che lei chiama le “Monstre”, il “mostro”. Un manoscritto-mondo dal quale stacca pezzi e costole che prenderanno vita a sé. Dal David Golder, per gemmazione, cresce Il ballo. Da La nemica nasce il nucleo di Jezabel (la storia di un’affascinante donna dell'alta borghesia francese, che non riesce ad accettare il trascorrere degli anni e sfiorire della sua bellezza).

Irène Némirovsky non fa mai un piano preventivo della storia. Comincia a scrivere l’aspetto fisico e la biografia completa dei personaggi. Così li conosce a fondo, anche la voce, i comportamenti in ogni frangente della loro vita. Poi riprende il brogliaccio una terza volta, e inizia batte a macchina, mentre le altre due volte scrive a mano. Con tratti di matita rossi e blu evidenza i passi che verranno spietatamente soppressi. «Comincio a scrivere in una minuta informe il romanzo vero e proprio e le riflessioni che mi suggerisce, il diario del romanzo. Poi lo lascio riposare. Quando lo riprendo tutto si costruisce da sé».

 

Qualcosa da leggere, per approfondire

La vita di Irène Némirovsky di Olivier Philipponnat, Patrick Lienhardt (Adelphi 2009)

Irène nemirovsky di Cinzia Bigliosi (Doppiozero 2013)

Ultime Puntate e Podcast

Ascolta Eudora Welty 1 | Una bambina del Sud

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22/03/2021

«Nella casa di North Congress Street a Jackson, nel Mississipi, dove sono nata nel 1909, io e i miei due fratelli minori siamo cresciuti al batti e ribatti degli orologi. Nell'ingresso c'era un pendola di quercia, in stile arte povera californiana, che mandava rintocchi come di gong per il soggiorno, la sala da pranzo, la cucina e su per la cassa armonica delle scale. In camera dei miei genitori ce n'era una che faceva da controcanto, mentre quello della cucina era un cucù con due lunghe catene, a cui una volta il mio fratellino era riuscito ad appendere il gatto».

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22/03/2021

«Era il suo primo giorno in viaggio dopo un lungo assedio dell'influenza. Aveva avuto la febbre altissima, e si era fatto debole e pallido, tanto da notare la differenza allo specchio, e non riusciva a concentrarsi... Per tutto il pomeriggio, in mezzo a quella rabbia, e senza alcun motivo, aveva pensato alla nonna morta: un'anima che rasserenava. Gli tornò la voglia di affondare nel grande letto di piume che una volta stava proprio in camera di nonna... Poi se la scordò nuovamente. Tu guarda che colline desolate! E gli sembrava pure di andare dalla parte sbagliata: come se stesse tornando indietro, molto indietro. Non si vedeva una casa che fosse una. Volersene tornare a letto però non serviva a niente».

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Ascolta Eudora Welty 3 | Come una fotografia

Eudora Welty 3 | Come una fotografia

22/03/2021

«C'era un album di fotografie che serbava l'annotazione meticolosa di quei giorni. Laurel tastò il ripiano sopra le nicchie e lo urtò, i bordi squadrati, la nappina di seta. Lo tirò giù. Un paio di istantanee sbiadite e sgranate stampate in casa stavano ancora attaccate sulle pagine a fronte: Clinton e Becky «su a casa», ognuno fotografato dall'altro, in piedi nello stesso punto su un binario ferroviario (una radura verdeggiante), lui sottile come un giunco, il piede su una pietra miliare, intento a dondolare un cappello di paglia; lei con le braccia cariche dei fiori di campo che avevano raccolto lungo il cammino»

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Ascolta Eudora Welty 4 | Com'è che abito all'ufficio postale

Eudora Welty 4 | Com'è che abito all'ufficio postale

22/03/2021

«Mi trovavo lì con tutta la famiglia dalla parte di Stella-Rondo e messa su contro di me. Ma se c'è qualcosa che ho, è un minimo d'orgoglio. Così ho deciso di andarmene giù dritta all'ufficio postale. Sul retro c'è un sacco di posto, mi son detta. «Adesso è troppo tardi per fermarmi» ho fatto. «Potevate pensarci ieri. Io me ne vado all'ufficio postale e se volete vedermi, l'unico modo è venirmi a cercare lì».

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