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Zazà - Cultura, società, meridione e spettacolo

Perché non siamo dei delinquenti

Perché non siamo dei delinquenti
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Lello Voce, Francesco Nemola, Nicola Schingaro, Mohsen Mahkmalbaf, Antonino Cicero, Luciano Troja, Fabio Amato, Giuliano Maroccini

A quattro anni dal Premio Napoli per Piccola cucina cannibale, la coppia poetico-musicale Lello Voce e Frank Nemola torna con un nuovo lavoro che percorre sentieri sempre più avanzati nella ricerca di forme poetico-musicali capaci di interpretare la contemporaneità, Il fiore inverso, con i disegni di Claudio Calia e i suoni di Paolo Fresu, Dario Comuzzi, Simone Zanchini, Eva Sola, Kento, Luca Sanzò e Irene Pardi.

La scommessa è sempre quella che agita il fronte della spoken music, movimento del quale Lello Voce è uno degli esponenti di spicco sul piano internazionale: rinnovare la poesia restituendola alle sue origini quando, prima di farsi muta migrando nelle terre silenti della letteratura, era un’arte essenzialmente orale che, nel ritmo delle parole e nell’abbraccio della comunità, disvelava appieno il suo significato, culturale e politico allo stesso tempo.

La musica che si ascolta nel CD e nei live (quella delle parole - mai cantate e sempre scandite da Voce, alla ricerca del ritmo più espressivo ed efficace - e quella dei puri suoni delle trombe e dei violoncelli, delle fisarmoniche e delle chitarre, delle tastiere e degli impulsi sonori dell'elettronica) non vuole pertanto accompagnare ma piuttosto tradurre un ritmo e una musicalità che sono propri della poesia.

A seguire, con Gaetano Prisciantelli dalla sede Rai di Bari vi presentiamo il volume di ricerca auto-etnografica Perché non sono un delinquente. Un’autoetnografia (Laterza) di Nicola Schingaro.

“La periferia mi appartiene – si legge nella sinossi del volume - Sono nato e cresciuto in un quartiere povero. Nell’immaginario comune, esso ha evocato da sempre l’immagine negativamente stereotipata di un luogo come coacervo di miseria e di criminalità. A causa del mio quartiere, ho sofferto varie forme di tensione. In particolar modo, un lungo processo di etichettamento ha tormentato il mio Sé, la mia identità, la mia vita; mentre, per molte teorie della devianza e della criminalità, io sarei - o potrei ancora diventare - un criminale. Ma se avevo tutte le carte in regola, allora, perché non sono un delinquente? E se sono stato sottoposto a varie forme di tensione, in che modo queste teorie hanno funzionato con me? E come hanno influenzato il mio comportamento? Come, e in che misura, l’etichettamento subìto lungo l’arco della mia vita ha influenzato il mio Sé e la mia identità? E in che modo la profezia che si auto-avvera ha funzionato in relazione al mio destino e alla mia vita? E infine, quali utili suggerimenti la mia esperienza di vita può offrire in termini di politiche urbane e sociali? Ecco. Né più né meno, ora, sto cercando di rispondere a queste domande attraverso quest’autoetnografia.”

"In questa galleria c'era una volta un re: Giovanni D'Anzi. Scrisse magiche note, e la più dolce serenata la cantò per Milano". Così recita la targa commemorativa dedicata a Giovanni D'Anzi (1906-1974) in Galleria del Corso a Milano. Un omaggio della sua città all'autore di Madunina e di alcune tra le più famose canzoni della nostra storia: pensiamo a Ma l'amore no, Bellezza in bicicletta, Voglio vivere così, Ma le gambe, entrate subito nel canone della canzone italiana, in un periodo storico in cui una dittatura finiva e il dopoguerra avviava una modernità "americana", improvvisa e incompiuta. Il cinema, le canzonette, la radio, i vinili, la gommalacca e il Campari, e Milano, l'Italia, le bellezze e le biciclette, memorie di un'Italia che non c'è più, che in quella musica trovava respiro e rinnovamento senza smarrire le proprie peculiarità. A tutto ciò si ispira il nuovo lavoro prodotto e pubblicato da Almendra Music: una suggestione musicale, sociale e culturale che diventa un esperimento strumentale, artistico, umano, dal titolo An Italian Tale, di Antonino Cicero e Luciano Troja, nostri ospiti dalla sede Rai di Palermo.

Più che un tributo o un rifacimento, An Italian Tale è una ricerca in musica tra le storie e le canzoni di Giovanni D'Anzi, che sono state lo spunto ispiratore per due musicisti diversi per estrazione e provenienza ma affini per curiosità, intraprendenza, preparazione e fantasia. Antonino Cicero e Luciano Troja hanno trovato in un nucleo di canzoni di D'Anzi un territorio da esplorare reinventando – si tratta di musiche originali scritte da Troja – il rapporto tra jazz e melodia italiana, equilibri classici e songbook, per condurre l'ascoltatore tra atmosfere, suggestioni e fantasie del secolo scorso, verso un oggi possibile. È una strana coppia, quella fagotto e pianoforte, una felice e originale anomalia che fa da chiave di volta dell'intero album: Troja è un compositore e pianista jazz di fama internazionale (non è raro trovarlo su All About Jazz USA, Cadence o Stereophile, o vederlo dal vivo a New York), Cicero è un fagottista tra i più attivi e preparati in area classica. I due messinesi hanno trovato nella melodia, nella cantabilità, nella narrazione strumentale il punto di incontro che rende An Italian Tale, per usare le parole dello stesso Troja, "una specie di colonna sonora di un film immaginato, legato a un periodo storico, magari girato in bianco e nero".

Rientriamo in studio, a Napoli, dove vi porteremo alla scoperta della rassegna Venezia a Napoli: il cinema esteso, in collaborazione con La Biennale di Venezia, con l’obiettivo di portare nelle sale napoletane una selezione di film dell’ultima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. La rassegna si propone di mostrare una serie di film, italiani e internazionali, prevalentemente indipendenti e che difficilmente rientrano nel normale circuito distributivo, accompagnati dalla presenza in sala degli autori.

Con l’organizzatrice della manifestazione Antonella Di Nocera e il regista iraniano Mohsen Mahkmalbaf presentiamo The nights of Zayandeh-rood, presentato nell’ambito di “Venezia classici”, sezione dedicata al grande cinema del passato all’interno della 73ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. The Nights of Zayandeh-rood di Mohsen Makhmalbaf. Recuperato e recentemente restaurato, vide le sale solamente una volta, in occasione del festival di Farji in Iran, nel 1990. Già tagliato di 25 minuti dalla censura, in seguito alla proiezione festivaliera ne furono eliminati altri 12 dalla versione originale. Dopo tali vicissitudini, ormai divenuto celebre in patria, fu in ogni modo osteggiato dai media, proibito dalle autorità e Makhmalbaf arrestato e torchiato dalla polizia segreta. The Nights of Zayandeh-rood arriva a noi ben 26 anni dopo aver visto la luce, grazie al furto del negativo dagli archivi dei censori, secondo modalità che il regista ovviamente non può rendere pubbliche. Il restauro è avvenuto a Londra, sulla versione mutilata, lunga 63 minuti, che però stando alle parole di Makhmalbaf stesso «manteneva indenni storia e struttura principale».

A seguire, la presentazione del Rapporto sulle economie del Mediterraneo Edizione 2016 con il geografo Fabio Amato. Anche quest’anno il Rapporto fornisce informazioni, dati aggiornati e linee interpretative sui recenti avvenimenti. L’edizione del rapporto 2016 si apre con una ricostruzione delle trasformazioni geo-politiche che hanno interessato l’area negli ultimi decenni. Aliboni mette in evidenza alcuni degli aspetti essenziali di questo cambiamento: il progressivo disimpegno degli Stati Uniti dal Mediterraneo e le rivolte arabe che hanno portato ad una crescente contrapposizione tra mondo sunnita e mondo sciita e alla lotta per la leadership regionale in atto tra l’Iran e l’Arabia Saudita.

Infine, con Giuliano Maroccini, uno degli organizzatori del festival Verso Sud di Corato, in provincia di Bari, “che ospita poeti, musicanti, artisti della materia, da mangiare e da guardare per dare fiducia a ciò che nasce adesso a Sud” vi raccontiamo la storia di un murale composto dall’artista Kris Rizek dedicato alla “Bocca di Rosa” del piccolo paese pugliese, una donna di nome Carmela che fino agli anni Ottanta si diede al mestiere più antico del mondo. Per lei fu quella l’unica strada per sconfiggere la miseria e per tirare avanti in contesto di emarginazione e arretratezza. L'obiettivo degli organizzatori della manifestazione Verso Sud, nel centro pugliese di Corato, avevano deciso di ricordarla e dare dignità a Carmela, la bocca di rosa del paesino, ridando vita a un vecchio rudere, quello in cui la donna abitava. Ora, però, il murale è stato ricoperto di vernice. Su richiesta della famiglia della donna, infatti, l'altro giorno gli organizzatori della manifestazione che ha promosso la realizzazione dell’opera hanno proceduto alla copertura dell’opera.

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Torna Zazà dal Centro di Produzione Rai di Napoli con a voce di Piero Sorrentino alla scoperta del Sud del nostro Paese. I temi della puntata: Ragazzi dentro; Libri e cazzotti; Fuoco sardo; Il tempo degli eroi; Gli ozi di Ercole. Disco della settimana: "Samar" di Antonella Maisto.

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