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Il Teatro di Radio3

Maria Paiato

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La Maria Zanella

La Maria Zanella
di Sergio Pierattini
con Maria Paiato
regia Maurizio Panici
Argot Produzioni

Una casa che reca ancora sulla facciata i segni, la riga nera, dell'alluvione, quella accaduta in Polesine nel 1951. Il testo racconta le paure, le angosce e le malinconie vissute da Maria Zanella, costretta dalla sorella a vendere quella casa, rovinata dall'alluvione, dove è nata e cresciuta e che è intrisa dei suoi ricordi. Maria riuscirà a dare un originale risposta alle sue paure, quelle che l'assalgono di notte, e che sono quelle di tutti coloro che conoscono l'inesorabile dolore del distacco da ogni luogo affettivo.
"Mi capitava da bambino di svegliarmi di notte e pensare … 'Oddio … e se oggi dovesse morire mio padre … mio fratello … o addirittura il gatto?' Si soffriva come cani. Poi uno si abitua anche perché con gli anni ti accorgevi che le infauste profezie purtroppo erano più che mai veritiere. Una delle mie più angoscianti paure notturne riguardava e riguarda tutt'oggi la perdita della casa dove sono cresciuto, fenomeno che inesorabilmente dovrà prima o poi accadere, visto che paghiamo l'affitto e che le mie risorse economiche sono piuttosto scarse per pensare di acquistarla".
Sergio Pierattini

“Con l'incoscienza della giovinezza, solo con quella, ho voltato le spalle al lavoro sicuro di ragioniera, ho lasciato il mio paese, la mia casa e la mia famiglia e sono partita per la Capitale. Il giorno dell'esame di ammissione all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio D'Amico sentivo fuori, nell'atrio dell'Accademia, tutto un gran parlare di un tale Aldo Trionfo, di quanto era importante, dei suoi spettacoli bellissimi... istintivamente capii che era meglio tacere e ascoltare, perché questo mondo era veramente complicato e sconosciuto... Quei tre anni d'Accademia sono stati fondamentali ho conosciuto da vicino!!! gli attori che avevo visto solo in televisione o al cinema del mio paese: Monica Vitti, Paolo Panelli, Gastone Moschin... e i registi degli spettacoli che avevo visto a Ferrara con l'abbonamento-giovani al Teatro Comunale. La mia carriera di spettatrice cominciò con uno spettacolo di Ibsen L'anitra selvatica di "uno" che si chiamava Ronconi... piuttosto difficile, non capivo un granché, ma la professoressa mi spiegò che era per via dellostraniamento... Poi, sempre "di questo qui", ne vidi uno bellissimo L'uccellino azzurro. Stupendo, pieno di colori, maschere di ogni tipo, voci bellissime, una di una donna in particolare che faceva il gatto... chi l'avrebbe mai detto che sarei diventata l'allieva di questo regista pazzesco... e di Bolognini, quello dei film con Giannini e la Muti! Apprendere, stupirsi, studiare, adattarsi, provare, provare, pazienza, riprovare... le scene e riprovare anche nelle occasioni della vita. I primi lavori da professionista sono stati con La festa mobile, la cooperativa teatrale che Pino Quartullo fondò con i suoi compagni d'accademia nell'83 e di cui ho fatto parte anch'io, quasi fin dall'inizio. Sono stati quattro anni di lavoro faticoso, intenso e esaltante, ma lì per lì non mi rendevo conto di quanto mi avrebbero fruttato poi... Ho fatto da allora incontri importanti, alcuni meno, spettacoli belli e altri no... Tutto serve e talvolta sono quasi più orgogliosa delle esperienze difficili, di quelle che sul momento ho detestato... ripensandoci mi dà veramente l'idea di mattoni che uno accanto all'altro diventano una casa... magari un palazzo! E ora che mi hanno chiesto di scrivere alcune righe biografiche (... la produzione lo vuole!) vorrei dire che ripensare a tutto quello che è stato fin qui mi procura una sensazione di tenerezza e di soddisfazione... e che mi piace tanto la mia origine provinciale e contadina che mi ha sempre dato ottimi spunti e suggerimenti, soprattutto per quest'ultimo personaggio la Maria Zanella, scritto da Sergio Pierattini (con cui ho condiviso - anche se in classi diverse - l'esperienza dell'Accademia) e diretto da Maurizio Panici, un regista con cui ho un'intesa profonda e proficua. La Maria Zanella è una piccola donna polesana con problemi psichici che non la rendono pericolosa ma solo struggentemente ingenua, un'eterna bambina... La Maria Zanella è fatta dei modi di fare di mia madre, di mio padre... Quando ho studiato questo monologo mi sono resa conto di quante cose ho osservato e registrato da bambina guardando i miei parenti, ascoltando le donne che le sere d'estate parlavano di nascite e di lune, di ricordi di guerra, di aneddoti comici... La Maria Zanella è tutto questo e anche l'opportunità di fare "il teatro" con la musicalità poco conosciuta del polesine, dei suoi argini che contengono il brontolio sommesso del Po, dell'orizzonte piatto delle campagne e del suo silenzio”.
Maria Paiato per la sua interpretazione in La Maria Zanella, Maria Paiato ha ricevuto il premio UBU 2005.

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