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Radio3 Suite

L'enigma dell'Idolino di Pesaro - Radio3 Suite del 12/06/2016

L'enigma dell'Idolino di Pesaro - Radio3 Suite del 12/06/2016
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indagine per un restauro con l'archeologo Mario Iozzo

Tra i messaggi dell’arte classica che hanno alimentato il Rinascimento è il prezioso “Idolino” rinvenuto a Pesaro l’ottobre 1530, nei pressi del Palazzo Ducale, dove sorgeva la domus degli Aufidi. La colonia romana di Pisaurum era stata incrementata da Ottaviano e da Marco Antonio nel 41 a. C. (per assegnare terre ai veterani in sèguito alla vittoria di Filippi in Macedonia sugli uccisori di Cesare), e dallo stesso Ottaviano dopo un terremoto del 31: il nudo ivi rinvenuto partecipava dell’alta cultura figurativa e letteraria presso la corte del futuro Augusto nell’Urbe.

Fu presto restaurato da parenti di Girolamo Genga che innalzava in prossimità di Pesaro la Villa Imperiale, dove il bronzo ebbe una ricca base da Aurelio e Ludovico Lombardo, detti Solari (1535-1537). Alla decorazione pittorica dell'edificio partecipava il Bronzino, incantato dalla bellezza del giovinetto, tanto da lasciarne eco nell'affresco in San Lorenzo di Firenze col martirio del santo (1569). Perché la lettura dell'Idolino, oggi al Museo Archeologico Nazionale di Firenze, non si confonda nella genericità del classicismo romano, basta raccogliere i punti di forza dalle innumerevoli edizioni dei diversi esponenti della serie. Al primo posto sta l'intuizione di Luigi Beschi che nel 1998 ha riconosciuto a Firenze presso il Museo Nazionale del Bargello il tralcio di vite in bronzo che gli scopritori avevano descritto come attributo della statua di Pesaro. L'insieme si equipara per la funzione alle altre versioni della stessa figura, destinate a reggere lucerne nei triclini: una da Volubilis in Mauretania, l'altra da Pompei, in quella che viene detta appunto Casa dell'Efebo; nei due esemplari, il ginocchio della gamba libera è flesso, portando il piede indietro col tallone staccato da terra.
Recenti procedure di analisi hanno mostrato che anche l'Idolino aveva tale impianto, mentre il completo appoggio della pianta del piede sinistro che vediamo allo stato presente, dipende dal restauro cinquecentesco. L'intera tradizione iconografica – all'origine un giovane atleta in atto di porgere la libazione in riconoscenza della vittoria - risulta pertanto coerente all'innovazione introdotta da Policleto col Doriforo (440), quando la gamba destra sostiene il peso e la sinistra tocca il suolo con la sola parte anteriore del piede. A sua volta il dato della ponderazione s'innesta col carattere della capigliatura, nella restituzione del convincente archetipo dell'Idolino. 

 

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