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Il Teatro di Radio3

Amuleto - Tutto Esaurito ! del 04/11/2015 | ore 21.00

Amuleto - Tutto Esaurito !  del 04/11/2015 | ore 21.00
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In diretta dalla Sala A | Maria Paiato in "Amuleto" di Roberto Bolao. Traduzione: Ilide Carmignani; regia: Riccardo Massai; produzione: Archètipo in collaborazione con Teatro Metastasio Stabile della Toscana

“Questa sarà una storia del terrore.
Sarà una storia poliziesca, un noir, un racconto dell’orrore.
Ma non sembrerà. Non sembrerà perché sono io quella che la racconta.
Sono io a parlare, e quindi non sembrerà.
Ma in fondo è la storia di un crimine atroce”.

Questo l’inzio del romanzo Amuleto (1999) di Roberto Bolaño; un incipit che diventa genere; la voce è quella di Auxilio Lacouture, imprigionata per sempre nella toilette per donne della facoltà di lettere e filosofia di Città del Messico, unica persona rimasta dopo l’irruzione dell’esercito nel campus, il 18 settembre 1968. C’è rimasta dodici giorni, in compagnia di un libro di poesie di Pedro Garfias e dei propri ricordi.

Roberto Bolaño, cileno, uno dei massimi scrittori latinoamericani del secondo Novecento, morto nel 2003, all’età di 50 anni, dopo un’adolescenza travagliata passata a Città del Messico, con un rientro in Cile proprio prima del golpe di Pinochet, subisce la reclusione imposta dal regime, sopravvive e poi immigra in Spagna, senza ricevere un conclamato riconoscimento né come poeta, né come poeta prestato alla letteratura, muore in attesa di un trapianto di fegato: lascia un cospicuo numero di romanzi scritti tutti nell’ultimo decennio ma chiaramente elaborati nel corso di un’intera vita, recentemente riscoperto e molto amato.

Come spesso avviene in Bolaño, i personaggi e i fatti sono reali: così Auxilio Lacouture è un personaggio realmente esistito, come esistiti o esistenti sono i poeti, i pittori e gli autori di cui scrive. “L’ideale di Bolaño risiede nel creare uno spazio estetico in cui la memoria storica sia costantemente assediata dalla memoria poetica, cioè dalla sola memoria in grado di ricordare ciò che non è ‘veramente’ accaduto, e perciò stesso capace di mettere alla berlina la Storia. Come se il tribunale della Poesia chiamasse a testimoniare i colpevoli della Storia. E il giudizio della Poesia fosse un canto antilirico e irriverente, un canto-amuleto grazie al quale è permesso a noi lettori di attraversare la frontiera della ‘realtà’. In questo modo egli ottiene un ulteriore risultato: la biografia del personaggio Auxilio si sovrappone alla “biografia” di un paese, e quest’ultima alla ‘biografia’ di un’epoca”. Bolaño stesso dice “Tutto quello che ho scritto è in gran parte una lettera d’amore o di addio alla mia generazione, a quelli nati come me negli anni ’50… abbiamo dato quel poco che avevamo, quel molto che avevamo, che era la nostra giovinezza”.

Maria Paiato sarà Auxilio, la mitomane, patetica, generosa che si proclama “madre della poesia latinoamericana” e come madre senza figli genererà il parto della Storia: la marcia di una generazione verso l’annientamento. Maria/Auxilio come voce della poesia latinoamericana, darà vita ai personaggi del romanzo, proponendosi come Arturo Belano (lo stesso Bolaño), l’impotente pittore (anch’egli realmente esistito) Carlos Coffen Serpas.

La regia sarà volta ad un rispetto assoluto del testo, la drammaturgia non altera né aggiunge niente al romanzo ma lo colloca nella misura propria al teatro – secondo la lezione di Luca Ronconi, da noi molto spesso frequentata. Riccardo Massai (dal 2009 regista assistente al Piccolo Teatro di Milano dello stesso M° Ronconi) dirigerà Maria Paiato ponendo particolare attenzione alla biografia sotterranea dell’autore che percorre tutto il racconto e che fornisce un doppio spessore rendendo poeticamente necessaria la vicenda: evocare frammenti di America Latina anni ’70, scena fissa, luci “naturali” e “vere”, la colonna sonora condivisa con l’autore per origine generazionale ed emotiva. Roberto Bolaño, nostro contemporaneo.

Scrive Bolaño “Alla radice di tutti i miei mali si trova la mia ammirazione per i delinquenti, le puttane, gli squilibrati. Nell’adolescenza avrei voluto essere ebreo, bolscevico, negro, omosessuale, drogato o mezzo matto, e come se non bastasse monco, ma sono diventato solo un professore di letteratura. Meno male che ho potuto leggere migliaia di libri. Meno male che ho conosciuto i Poeti e che ho letto i Romanzi”. Roberto Bolaño nostro amico.

 

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