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Il saluto di Marino Sinibaldi

Il saluto di Marino Sinibaldi

Nel giorno in cui lascio Radio 3, dopo quasi 12 anni di direzione e molti di più di collaborazione, non posso che ringraziare anzitutto chi ci ha seguito e incoraggiato. Il pubblico di Radio 3 non è infatti una semplice somma di ascoltatrici e ascoltatori; è una comunità viva che ama la cultura, discute i fatti e le idee politiche, scientifiche, sociali del proprio tempo, si appassiona all’arte, alla musica, al cinema e al teatro, legge libri e vuole conoscere gli autori, sempre alla ricerca di nuovi valori e nuove creazioni. Una comunità presente, vivace, attenta, anche polemica a volte. Ma sempre dentro i confini di una civile discussione pubblica che in fondo è, al di là dei singoli programmi, l’identità più profonda di Radio 3. Che ha resistito a tutto, anche alle degenerazioni faziose e risentite che in modo intermittente hanno in questi anni colpito la vita del nostro paese. 
Non c’è stato un momento in questi 12 anni in cui le attese di questa comunità non abbiano rappresentato il punto di riferimento fondamentale del nostro lavoro, il terreno principale della nostra sfida. Che non è solo quella di rispondere a queste attese, di rassicurarle semplicemente confermando gusti e aspirazioni. No, per continuare a chiedere alla cultura di rappresentare l’elemento attivo del proprio tempo, bisogna anche saperli sfidare questi gusti e quelle aspirazioni, bisogna mettere in discussione le idee e le conoscenze acquisite. Il cammino di Radio 3 in questi anni è proceduto lungo questi singolari binari: da un lato la devozione alla tradizione culturale, ossia all’accumulo di cose belle e intelligenti che l’umanità ha prodotto attraverso i secoli; dall’altro la ricerca di valori ed esperienze nuove, che ogni volta tentano di situarsi all’altezza dei traguardi, le domande, le inquietudini del proprio tempo.
Questo è diventato particolarmente vero nei tempi drammatici che stiamo vivendo. La pandemia è una tragedia non solo sanitaria che può essere affrontata solo se, accanto alla soluzione medica e vaccinale, si affianca un rinnovamento dei nostri valori e delle nostre pratiche. Se Radio 3 è cresciuta ancora in questo tempo difficile non è solo perché ha rappresentato il luogo dove la musica e il teatro non si sono mai fermati, non è solo perché ha offerto rifugio ai tanti improvvisamente privati dei loro linguaggi estetici e spettacolari. A una umanità ferita e impaurita abbiamo offerto lo spazio per condividere almeno le domande, in attesa di risposte all’altezza, di nuove idee e un nuovo immaginario che una tragedia così profonda e condivisa non potrà non suscitare.
Ragionare su questa consapevolezza è anche un modo - inutile negarlo - per provare ora a governare l’emozione di abbandonare, dopo tanti anni, un luogo così luminoso come Radio 3. Ma qui non ci sono molte parole possibili. Solo gratitudine e la speranza che tutto questo possa continuare, proseguire e migliorare: Andrea Montanari, che prende il mio posto, ha una straordinaria esperienza giornalistica e una originale curiosità intellettuale. Sarà interessante per me che tornerò a essere quello che ero da ragazzo, ossia un attento ascoltatore di Radio 3, assistere al suo tentativo di aggiungere qualcosa di vitale alla vocazione di questo canale, come hanno fatto tanti direttori, dal primo e fondamentale, Enzo Forcella, che guidò la sfida di rifondare il Terzo Programma alla metà degli anni Settanta. Da lì deriva in fondo la nostra missione più costitutiva. Rendere la cultura, anche quella più alta e consolidata, accessibile a più persone possibile. Ossia realizzare la vocazione inclusiva del Servizio Pubblico, che non tace di fronte a nulla e non discrimina nessuno.
Non ci sono parole possibili nemmeno per definire il debito che ho verso tutti quelli che in questi anni sono passati di qui. Per quanta stima possa circondarci all’esterno, non si può immaginare quanto sia stato entusiasmante e appagante lavorare (anzi di più: trascorrere le giornate) con le donne e gli uomini che in questi anni hanno fatto questa radio. Un piccolo mondo di intelligenza, generosità, allegria, dedizione al lavoro e attenzione agli altri che mi mancherà moltissimo. Ma questo tutte e tutti a Radio 3 lo sanno già.
 

Marino Sinibaldi

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