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Dal 1° giugno alle 17.00 | Lettura integrale in 10 puntate.

Elio De Capitani legge "La fattoria degli animali" di George Orwell

Elio De Capitani legge "La fattoria degli animali" di George Orwell

Elio De Capitani legge "La fattoria degli animali" di George Orwell
da lunedì 1 a venerdì 12 giugno 2020 alle 17.00
traduzione di Michele Mari ed. Mondadori
lettura integrale in 10 puntate
a cura di Fabiana Carobolante, Jacopo De Bertoldi, Lorenzo Pavolini, Chiara Valerio
regia di Luigi Iavarone

«...Ho visto un ragazzino, forse di dieci anni, che guidava un enorme cavallo da tiro lungo uno stretto sentiero, frustandolo ogni volta che cercava di girare. Mi ha colpito il fatto che se solo questi animali prendessero coscienza della loro forza non dovremmo avere alcun potere su di loro e che gli uomini sfruttano gli animali più o meno allo stesso modo in cui i ricchi sfruttano il proletariato.»

George Orwell, dalla prefazione a La fattoria degli animali

La lettura della Fattoria degli animali per Ad alta voce mi ha permesso di superare un pregiudizio: non è affatto un calco troppo dichiarato della inesorabile degenerazione totalitaria del comunismo sovietico resa in forma di favola, ma la favola prende a paradigma quella specifica degenerazione per riflettere su quella più generale del potere, che abbiamo riscontrato in diverse epoche. A volte è la rivoluzione a essere tradita, ma altre è la democrazia che non regge a se stessa e lascia spazio una volta al tiranno, un’altra all’imperatore, poi ancora al signore, un’altra al principe, un’altra ancora al sovrano assoluto, al presidente a vita, alla democrazia illiberale ungherese, al trumpismo delle fake news su scala mondiale come forma di governo e al comunismo capitalista cinese come sintesi suprema. Orwell descrive i meccanismi della democrazia diretta e la sua quasi immediata degenerazione: una classe burocratica di maiali, Napoleone con il suo intellettuale asservito Minimus, i suoi cani allevati come pretoriani, le sue spie, i processi sommari, le esecuzioni, i lavori forzati. E con i suoi poveri cittadini resi di nuovo sudditi e poi schiavi, incapaci di resistergli o addirittura legati a una cieca abnegazione come il povero cavallo Gondrano - straziante la sua fine - poveri sudditi immortalati in un fulminate immagine finale, coi musi alle finestre della casa padronale, a osservare un banchetto che pare la impressionante descrizione visiva di un opera pittorica di Otto Dix.

Grazie a Radio3 ho imparato qualcosa di nuovo su Orwell e mi stato possibile solo entrando nel vivo della sua opera interpretandola e vivendola, col compito di restituirla a voi ascoltatori come artista e cittadino consapevole della mia epoca, che vuole contribuire alla consapevolezza di tutti.

“L’opera d’arte dà forma a un mondo, che è diverso da quello quotidiano però non è fantastico, e anzi «ha maggior verità del mondo quotidiano» – come l’aldilà dantesco – poiché in esso gli uomini pensano e sentono ciò che normalmente reprimono, disconoscono, occultano” diceva Marcuse, filosofo dimenticato, come il suo Uomo a una dimensione. Ecco, La fattoria degli animali dà forma a un mondo che ci insegna a riflettere sul nostro e oggi è più urgente che mai: se vogliamo almeno coltivare un po’ di sguardo nuovo sulla vita dopo questa pandemia devastatrice e impariamo a non sopportare più che i lettori dei giornali, gli studenti dell’università, gli spettatori del teatro vengano chiamati tutti clienti come pure i pazienti degli ospedali o gli ospiti delle case di riposo per anziani. Quella parola, cliente, è la versione moderna di una antica: suddito. Illude che il suddito sia libero, più libero che mai, ma è libero solo di comprare, e come ogni acquirente, di rivolgersi a un customer care: ma mai quello di essere trattato come cittadino e come persona.

E Orwell aveva molto a cuore le persone, soprattutto quando si trattava di gente comune. Si trattasse delle vittime della depressione negli anni trenta, sopratutto dei minatori inglesi o prostitute parigine, di combattenti repubblicani della guerra di Spagna o di indipendentisti Birmani o degli abitanti delle isole Ebridi.

Ascoltate questa favola che insegna a non crede alla favole, e ci rende consapevoli che è anche responsabilità della gente comune - gente come noi o come molti attorno a noi oggi - se, almeno provvisoriamente, "nazismo e stalinismo dovettero prevalere sulle socialdemocrazie, impegnate solo a promettere sicurezza e comodità” perché “la guerra, nonostante i suoi orrori, soddisfa un bisogno umano, probabilmente insopprimibile, di epicità, di rischio, di avventura e ancora: “nessun bambino al mondo si divertirebbe a giocare con dei pacifisti di stagno” come diceva ruvidamente Orwell.

Elio De Capitani

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