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Cinquanta anni di storia della radio in Italia, visti attraverso le vicende della Sede di Milano. Dall'URI all'EIAR, da Radio Audizioni Italia alla RAI.

Radio Milano 1925-1975

Radio Milano 1925-1975

L’avventura della radio a Milano comincia l’8 dicembre 1925, con l’inaugurazione della sede che raccoglie in una sola località, a differenza di Roma che aveva aperto l’anno prima, gli impianti tecnici e artistici, le sale di audizione, l’amplificatore e l’antenna. Il palinsesto iniziale è di circa tre ore giornaliere e per la parte culturale vengono “chiamati all’uopo alcuni tra i più chiari nomi dell’arte, della scienza e delle lettere per tenere brevi conferenze scientifiche, letterarie, commerciali e agricole”. Insieme alla sede nasce l’Orchestra Sinfonica di Milano: la scelta di privilegiare la musica classica rientra in un più vasto progetto di rafforzamento dell’identità culturale nazionale di cui, nell’Europa del primo Novecento, gli enti radiofonici pubblici sono protagonisti come testimonia l’analisi dei palinsesti sul Radio Orario che li pubblica tutti. 
Il Radio Orario è l’organo di stampa dell’azienda ed è stato il fratello maggiore del Radiocorriere, così come l’URI è stata la sorella maggiore dell’EIAR. A fine gennaio ‘26 la redazione viene spostata da Roma a Milano, con il conseguente cambio della testata in Radiorario. Nel 1930 il Radiorario diviene Radiocorriere e durerà fino al maggio 1943, quando verranno sospese le pubblicazioni che riapriranno solo a fine ‘45. Da agosto ‘44 fino alla Liberazione verrà diffuso nel territorio della RSI il Segnale Radio. Ma perché Radiorario, Radiocorriere e Segnale Radio sono importanti per ricostruire la storia della radio in Italia? Perché mancano gli audio, perché fino a metà Novecento la radio va solo in diretta, con l’eccezione di pochissimi brani musicali o dei messaggi e dei discorsi di Mussolini e del Re. 
È una programmazione elitaria quella dei due anni di Radio Milano con l’URI, l’Unione Radiofonica Italiana fondata nel 1924 che diventerà EIAR con Regio Decreto del 17 novembre del 1927. Non è solo una questione di ragione sociale: con la trasformazione dell’URI in EIAR la radio italiana esce dalla dimensione di élite ed è pronta ad un nuovo dialogo con il pubblico, secondo i criteri di un vero e proprio mezzo di comunicazione di massa. Nel 1929 Milano si allaccerà alla rete nazionale e ne seguirà il corso, oscillando fra evasione e propaganda. Ad informare ci penserà l’Agenzia Stefani, che per venti sarà l’unica agenzia giornalistica riconosciuta come fonte di notizie da trasmettere per radio. E quando soffieranno i venti di guerra, la radio verrà utilizzata ancor più come strumento politico. Gli abbonati alla radio erano intanto cresciuti rapidamente: si passerà dai 41.000 abbonati del 1927 alla cifra record di 1.800.000 nel 1943. 
L’Italia entra in guerra il 10 giugno 1940, l’anno prima erano cominciate le trasmissioni in italiano della BBC. A partire dal 1942 le sorti della guerra cominciano ad essere sfavorevoli alle potenze dell’Asse; da qui in poi Radio Londra diventa la fonte credibile dei fatti che l’EIAR nascondeva e il palinsesto si allargherà all’intrattenimento, secondo un progetto che mira alla rieducazione degli italiani, in vista di un futuro rientro dell’Italia nell’Occidente democratico. 
Si arriva all’ 8 settembre 1943: alle 19.42 gli italiani ascoltano alla radio il maresciallo Badoglio che annuncia che la richiesta di armistizio è stata accettata e che debbono cessare le ostilità contro gli angloamericani. Il re fugge da Roma e nasce il Regno del Sud, nasce il Governo di Brindisi. Il 12 settembre 1943 un reparto di paracadutisti tedeschi libera Mussolini dalla prigione nel Gran Sasso e il 23 settembre viene creata la Repubblica Sociale Italiana (RSI) nell'Italia centro-settentrionale. È un Paese spaccato in due: se nell'Italia liberata nasce un servizio radiofonico che non è più EIAR ma non è ancora RAI, è nella RSI che l’EIAR rimane in vita. “La Radio segue il Governo” scriverà Mussolini, ed è la frase che meglio descrive la parabola dell’EIAR. L’avanzata verso Nord degli Angloamericani e l’assai più pericolosa ritirata dei tedeschi – che avrebbe portato come in tutte le guerre alla distruzione degli impianti per non lasciarli in mano nemica – indica alla dirigenza EIAR la strada da seguire: smontare in fretta gli impianti e trasferirli il più lontano possibile dalla linea del Fronte. Il 17 novembre del 43 viene insediata a Torino la Direzione Centrale esautorando Roma per essere poi messa al sicuro a Milano l’anno dopo, nel novembre 44, seguendo un percorso di arretramento dal Fronte che stavano facendo tutti i ministeri. 
Milano diventa il fulcro della radiofonia italiana. Milano può contare sul Coro e sull’Orchestra della Scala, oltre che sulla propria Orchestra Sinfonica. A Milano c’è una Compagnia di Prosa diretta da Enzo Ferrieri. A Milano c’è l’Orchestra di Musica Leggera del maestro Zeme. A Milano arriveranno dalla Germania tutti quelli che avevano curato le trasmissioni di Radio Monaco, da dove Mussolini aveva parlato agli italiani il 18 settembre 43 per smentire le voci che lo davano per morto. Le trasmissioni EIAR della RSI manterranno volutamente il carattere tradizionale e composito della radio prebellica, ma è una radio che risulta scollata dalla realtà, è una radio ripetitiva e noiosa. Mancano soprattutto le trasmissioni che coinvolgano in diretta le voci amate dal pubblico perché mancano le canzoni nuove e i big si negano. Il problema maggiore è che è diventata una radio inattendibile: il Giornale Radio era stato spostato a Milano e per l’occasione ribattezzato Radio Giornale, ma per informarsi la gente ascoltava altro. È la “guerra delle onde” in cui l’EIAR ufficiale non entra in gioco apertamente, lasciando il campo alle strutture parallele. 
È il caso di Radio Tevere che farà finta di trasmettere da Roma appena liberata e invece viene apprestata all’interno dell’EIAR come secondo programma “clandestino”. Gli speaker e gli attori vennero scelti per l’impostazione poco formale e lontana dai canoni che avevano caratterizzato l’EIAR. Trasmetteva dalle ore 20.30 alle ore 01.00 notizie più veritiere di quelle “ufficiali” in mezzo a tanta musica jazz, condita da battute comiche e satiriche. Si improvvisano orchestrine jazz: lo stesso figlio di Mussolini veniva appositamente a Milano da Villa Feltrinelli sul lago di Garda per ascoltare la musica nella cabina di regia di Radio Tevere. Radio Tevere diventa l’emittente più ascoltata nella Repubblica Sociale: nata per difendere il vecchio regime, finisce paradossalmente per risultare più vicina al Paese che gli italiani hanno davanti.
In questo panorama non mancheranno le radio militari vere e proprie.  In mano alla Repubblica Sociale come Radio Soldato, o ai tedeschi, come Radio Fante. Nell’estate del 1944 il comando tedesco in Italia decide di insediare a Milano una radio militare che trasmetta in italiano in tutta Europa e del cui progetto viene incaricato Bruno Spampanato, figura di solida reputazione fascista e ancor più solidi rapporti con i gerarchi che contano in Italia ed in Germania. Radio Fante, questo il nome scelto per l’emittente, dipenderà direttamente da Mussolini e dal feldmaresciallo Kesserling, comandante supremo di tutte le forze tedesche in Italia, senza interferenze e controlli di altri. Per sollevare il morale delle truppe, Radio Fante offre avanspettacolo, rivista satirica e tanta musica. Tanto jazz. Fra i collaboratori della radio di via Rovani, il Quartetto Cetra, l’orchestra di Gorni Kramer e un giovanissimo Walter Chiari.

Nell’archivio della radiofonia siamo riusciti, per la prima volta in assoluto, a rintracciare un reperto di mezzora della produzione di Radio Fante con un discorso ai combattenti che termina con l’ascolto delle campane del Duomo di Milano e a seguire l’ascolto della Corale Euterpe che rivede in chiave bellica O mia bella Madonina. Questi rari estratti – come i pochissimi reperti URI ed EIAR disponibili nell’archivio della radiofonia - li potete rintracciare nell’audio e nel video di QUI RADIO MILANO, l’evento che Radio Techetè ha tenuto nella sede di corso Sempione a Milano il 17 gennaio 2020. Così come potete ascoltare l’ordinanza trasmessa e la chiamata allo sciopero generale da parte di Sandro Pertini. Con la liberazione di Roma nel giugno 44 l'azienda aveva cambiato ragione sociale, era diventata Radio Audizioni Italia, nome che resta fino al 1954 quando - con l’arrivo della tv - passa al definitivo Rai Radiotelevisione Italiana. Il ‘45 e il ‘46 saranno anni di grandi entusiasmi ma la rete di trasmissione usciva malconcia dalla guerra. Mentre si procedeva alla ricostruzione del Paese, Milano si trova nella favorevole condizione di trasmettere senza essere collegata con Roma, godendo quindi di grande autonomia creativa. Ci si troverà di fronte a due reti gestite separatamente al Nord e al Sud, situazione che dura fino al dicembre del 46, quando si sceglie per una nuova organizzazione dei trasmettitori superstiti, coordinata dal centro, ovvero la Rete Rossa e la Rete Azzurra. Ripartono le trasmissioni di varietà: la Rete Azzurra propone Briscola, giornale umoristico radiofonico di Mario Brancacci, Diego Calcagno, Renzo Puntoni, Ugo Tristani e Dino Verde per la regia di Silvio Gigli; la Rete Rossa raggiunge il successo con La Bisarca, da cui gli autori Garinei e Giovannini trarranno una rivista che fu il loro primo spettacolo al Teatro Sistina di Roma. Anche di queste due trasmissioni proponiamo due rari lacerti nell’audio e nel video di QUI RADIO MILANO.

Fra i podcast e le raccolte audio di QUI RADIO MILANO disponibili su Radio Techetè, segnaliamo una strepitosa Callas alla Scala,  ovvero per Voci dal mondo Emilio Pozzi – giornalista della Sede RAI di Milano - segue la prima della Scala del 1955 e ne intervista i protagonisti: il tenore Mario Del Monaco al suo esordio nel ruolo di Pollione e una grande Norma interpretata da Maria Callas che ironicamente rimpiange di non poter essere fra il pubblico a godersi la scena. Il pittore Salvatore Fiume è l’autore dei bozzetti e delle scene. A seguire, la puntata di Natale 1955 di Voci dal mondo nella quale Emilio Pozzi annuncia l’inaugurazione nella serata successiva della ”Piccola Scala”, teatro da seicento posti di via Filodrammatici, costruito a fianco del teatro maggiore e che sarà dedicato a tutte quelle opere liriche che richiedono minori spazi e ai concerti da camera. Intervista all’architetto milanese Piero Portaluppi e al direttore d’orchestra Nino Sanzogno che aprirà la stagione della “Piccola Scala” la sera di Santo Stefano 1955 con Il matrimonio segreto di Domenico Cimarosa, regia di Giorgio Strehler con Giulietta Simionato, già ai microfoni di Emilio Pozzi nel servizio precedente. La sala verrà dedicata ad Arturo Toscanini a venticinque anni dalla scomparsa, poco prima di essere costretti a chiudere per sempre il teatro nel 1983 a causa dei minor introiti causati dal dimezzamento della capienza imposto dalle nuove normative di sicurezza.
Sempre fra i podcast e le raccolte di QUI RADIO MILANO, una pagina doppia dedicata alla Compagnia di Prosa della RAI di Milano. Il primo testo scritto espressamente per la scena radiofonica italiana era stato L’anello di Teodosio di Luigi Chiarelli che venne trasmesso dalla stazione di Milano fra le 16 e le 16:30 di domenica 3 novembre del 1929 e che il numero 45/1929 del Radiorario etichetta come “radiofarsa”. I primi venti anni del radiodramma in Italia e a Milano possono essere ricostruiti quasi solo grazie alle pagine del Radiorario e del Radiocorriere poiché la programmazione andava tutta in diretta e mancano fino all’inizio dei Cinquanta le strumentazioni idonee per registrare. L’Età dell’Oro per il radiodramma italiano sarà sul finire degli Anni Cinquanta, quando si raccoglieranno i frutti di trenta anni di teatro alla radio, si avranno le strumentazioni idonee a registrare e la minima diffusione del mezzo televisivo non avrà ancora indebolito il potere comunicativo e simbolico della radio.  È del 15 ottobre 1956 la messa in onda come Spettacolo della sera dal Palcoscenico del Secondo Canale di Stefano, commedia in tre atti di Jacques Deval che la Compagnia di Prosa di Milano della Radiotelevisione Italiana portò ai microfoni con la partecipazione di Luigi Cimara e Alberto Lionello. Risale al 7 febbraio 1959 Il cavallo di Troia, commedia musicale in due tempi, di Gastone Da Venezia e Ugo Liberatore dal romanzo The Trojan Horse (1937) dello scrittore statunitense Christopher Morley, è la guerra di Troia come si presume che la vedrebbe un americano: il campo di battaglia appare come un campo sportivo; i guerrieri la sera fanno la doccia e chiacchierano con l’allenatore; i taxi arrancano alla volta di un locale notturno; la radio dà le notizie di ciò che accade e una musica sincopata accompagna il racconto. Viene portata ai microfoni dalla Compagnia di Prosa di Milano della Radiotelevisione Italiana, con la partecipazione di Elsa Albani, Romolo Valli, Anna Maria Guarnieri, Rossella Falk e Giorgio De Lullo e con l’Orchestra di Milano della Radiotelevisione italiana diretta da Bruno Maderna, autore delle musiche originali e protagonista – insieme a Luciano Berio - dello Studio di Fonologia, fondato a Milano nel 1955. 
Lo Studio di Fonologia della Rai venne aperto in corso Sempione a Milano nel 1955 per esperimenti sia di musica concreta, sia di musica elettronica, seguendo l'esempio dei centri di Parigi e di Colonia e diventando così il terzo polo europeo di esperimenti di musica contemporanea con apparecchiature elettroniche. Lo studio fu attivo fino al 1983 e annoverò fra i frequentatori Luigi Nono, Giorgio Pressburger, Roman Vlad. Fra i podcast di QUI RADIO MILANO, “Ritratto di Città” che fu un esperimento di laboratorio drammatico di sonorizzazione di un testo realizzato nel 1955 nello Studio di Fonologia: l’esperimento fu quello di spezzare la separazione fra musica funzionale – ovvero i suoni e i rumori di fondo - e la musica di per sé, ponendo sullo stesso piano parole e suono; i suoni ripetitivi della città intervengono nella narrazione con un ritmo che simboleggia la quotidianità metropolitana. 
Pagina doppia per l’Autosole fra i podcast di QUI RADIO MILANO. Asse nazionale del trasporto su gomma, l’Autostrada del Sole venne fortemente voluta dai governi degli Anni Cinquanta per contribuire al rilancio dell'economia nazionale. Radio Techetè propone all’ascolto due servizi a cavallo dell’esecuzione dell’Autosole: il primo è quello che Sergio Zavoli realizzò per la radiofonia e che andò in onda il 27 gennaio 1958, ovvero quando la grande opera pubblica che trasformerà per sempre il costume degli italiani non era stata ancora aperta ma gli italiani già sentivano il bisogno di informazioni pratiche su come avrebbe funzionato. Pedaggi, caselli, stazioni di rifornimento: a tutto questo dà risposte Sergio Zavoli in Autostrada del Sole, insieme ad interviste ai tecnici sulle specifiche strutturali e geomorfologiche e sullo stato di avanzamento dei lavori. A causa di aspre dispute sul tracciato della Roma - Firenze, dovute ad interessi locali, gli ultimissimi chilometri saranno quelli fra il casello di Chiusi e quello di Orvieto che verranno terminati solo il 4 ottobre 1964. Sulle caratteristiche dei tratti ancora in costruzione e le analisi di quelli già aperti si incentra il programma Quelli dell’Autostrada, radiodocumentario di Aldo Salvo – giornalista della Sede RAI di Milano - in onda sul Secondo Programma il 04/03/1963.  “Quelli dell’autostrada” sono gli utenti, sono gli uomini che si occupano della manutenzione come del soccorso stradale, sono gli esattori ai caselli e i camionisti, sono gli operai ed i tecnici nei cantieri. 

E fra i podcast e le raccolte di QUI RADIO MILANO una pagina doppia dedicata al derby della Madonnina, uno dei più spettacolari al mondo, un rincorrersi di fuoriclasse che hanno fatto di Milano una delle capitali del calcio. A cantare quest’epica le due trasmissioni che hanno fatto la storia dello sport per radio in Italia, prima Domenica Sport e poi Tutto il calcio minuto per minuto. Domenica Sport va in onda a partire dal 1951 sul secondo programma della RAI, in concomitanza con la rinascita del canale che era indirizzato all’intrattenimento e all’evasione. Domenica Sport dà voce alle emozioni degli atleti e degli spogliatoi, Domenica Sport porta i microfoni sui campi di calcio ma anche sulle pedane e sui ring, sulle piste e sui circuiti. 27 marzo 1960, sole a San Siro per una partita altamente spettacolare all'inizio di un decennio che sarà dominato dalle due squadre di Milano. A cura di Nando Martellini e Sergio Zavoli, Domenica Sport del 27 marzo 1960 racconta di un Milan che è Campione d’Italia ma che da 6 anni non vince con l’Inter, un Milan che il 27 marzo 1960 gioca un derby che passerà alla storia, aldilà della vittoria sull’Inter per 5-3. Il miglior Josè Altafini segna 4 gol, un poker che lo consacrerà unico e inarrivabile nel panorama dei derby milanesi. 

Tutto il calcio minuto per minuto del 7 marzo 1971: Bortoluzzi dallo studio centrale - che da sempre ha sede a Milano – e in diretta dai campi Ameri, Ciotti, Gismondi, Dalla Noce e Provenzali. Un formato rimasto lo stesso fin dal debutto il 10 gennaio 1960, un esperimento di trasmissione di diversi eventi in contemporanea, in preparazione delle Olimpiadi di Roma di lì a sei mesi. Fino al 1987- 88 la formula prevede che vengano trasmessi solo i secondi tempi. La stagione 1970-71 si era aperta per l’Inter con Helenio Herrera come allenatore, che viene esonerato dopo la sconfitta nel derby dell’andata e gli subentra Giovanni Invernizzi, già responsabile del settore giovanile. Terminato il girone di andata con soli 3 punti dalla vetta, l'Inter continua a recuperare terreno sui rivali cittadini e decisiva sarà la vittoria sul Milan il 7 marzo 1971. Enrico Ameri da Milano per Tutto il calcio minuto per minuto del 7 marzo 1971 racconta di un Milan a cui basta un pareggio e di un Inter che deve vincere e che trova la giusta concentrazione. Un pomeriggio di sole e freddo a San Siro: 80mila spettatori per un incasso record di oltre 193 milioni di lire. Mario Corso sarà il trionfatore assoluto della partita: sua la prima rete al 12’, Sandro Mazzola raddoppia dopo venti minuti e il derby, per il Milan, è finito: l’Inter rimane padrone del campo e il risultato non cambia più. Cambia però la classifica e il campionato 1970 – 1971 terminerà con lo scudetto assegnato all’Inter con 46 punti, 4 in più del Milan e con Roberto Boninsegna capocannoniere con 24 reti segnate per l’Inter. 

Chiudiamo questo panorama di cinquanta anni di Radio a Milano (1925-1975) con due programmi di grandissimo successo realizzati in sede e di cui radio Techetè propone regolarmente l’ascolto nelle fasce orarie dedicate al varietà: Batto Quattro – di Terzoli e Vaime, con l’Orchestra di Gorni Kramer - nell’edizione 1970 che vide Mina ed Ornella Vanoni ospiti fisse della trasmissione di Gino Bramieri e Due brave persone ideato e condotto da Cochi e Renato e del quale proponiamo fra i podcast di QUI RADIO MILANO tre puntate del 1975.
Edoardo Melchiorri

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