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La stagione concertistica di cui Rai Radio Classica è media partner

Amici della Musica di Ancona - Stagione 2019/20

CONCERTI 2019/2020 


PER UNA ECOLOGIA DEL SUONO
 
Quando alla fine del 2019 verrà stilato il consueto elenco delle “parole dell’anno” un posto d’onore spetterà di sicuro, in tutto il mondo occidentale, alla parola “ambiente”. “Difesa dell’ambiente”, tutela dell’ambiente”, “attacco all’ambiente”, “distruzione dell’ambiente” sono tra le espressioni più frequenti nei media, nelle conversazioni, nelle dichiarazioni politiche (anche da parte di chi, in base ad una precisa opzione ideologica, le ignora o finge di ignorarle). Un’attenzione e un orizzonte comune ai quali i “Fridays for Future” promossi da Greta Thunberg hanno impresso una risonanza globale. Generalmente la parola “ambiente” rientra nel lessico dei governi, dei partiti, dei movimenti nella sua accezione più scopertamente e propriamente “ecologica”. Ma non è il solo ambito nel quale questo prisma a mille facce può essere fatto ruotare.  
Che cosa accade ad esempio se proviamo a mischiare nella stessa provetta, come in una soluzione chimica, la parola ambiente con la parola musica o meglio ancora con la parola suono? Le reazioni possono essere imprevedibili. Ambiente sonoro è ad esempio il luogo nel quale si incontrano interpreti ed ascoltatori: la chiesa, il palazzo del Principe, la sala da concerto, tutti ambienti che hanno fortemente condizionato, nel passato come nel presente, la scrittura e la percezione degli oggetti sonori. Ma ambiente, in musica, è anche un paesaggio sonoro, quello che nei secoli l’ars musicae occidentale ha cercato di evocare, descrivere, rappresentare: dalle grida dei mercati parigini del Cinquecento riprodotte da Janequin fino alle Stagioni di Vivaldi e alla Fabbrica Illuminata di Luigi Nono. Ma da sempre, e per sempre, l’ambiente sonoro ideale in cui la musica acquista senso, significato e funzione è lo spazio della mente. Un ambiente astratto e privato nel quale il suono acquisisce una dimensione spaziale e temporale del tutto diversa rispetto alla realtà acustica. Alcune di queste “relazioni pericolose” tra suono e ambiente si riflettono fedelmente, per volontà e per caso, nella nuova stagione degli Amici della Musica di Ancona. Nella sala dei concerti del Castello di Köthen ci porta ad esempio, ancora una volta, Mario Brunello che conclude il ciclo triennale dei suoi concerti bachiani. È proprio lì, infatti, tra marmi bianchi, velluti verdi e lampadari di Boemia, che con ogni probabilità vengono eseguite per la prima volta le Suites per violoncello e le Sonate e Partite per violino solo di Johann Sebastian Bach. Composte per i solisti dell’Orchestra di Corte, scritturati dal principe Leopold nella lontana Berlino, le due raccolte sono diventate per noi, nelle mani di Brunello, un’unica silloge: le Suites eseguite canonicamente con il violoncello “storico”, le Sonate e Partite affidate invece al violoncello piccolo, uno strumento che appartiene alla tradizione della liuteria tedesca del Settecento. Grazie al suono del “piccolo”, accordato come un violino, ma all’ottava bassa, scopriremo ancora una volta, in una veste sonora del tutto inaspettata, pagine che credevamo di conoscere. E che invece continuano a sorprenderci.  
Se il Castello è il luogo simbolo dei sei anni trascorsi da Bach a Köthen, al servizio di una corte calvinista assai poco incline alla musica sacra, la Chiesa, anzi, le Chiese, sono invece gli ambienti che disegnano la topografia pubblica e privata di Bach durante i ventisette anni trascorsi a Lipsia. Innanzitutto la Thomaskirche, presso la quale Johann Sebastian esercita le mansioni di kantor, ma anche gli altri due luoghi di culto della città: la Peterskirche e soprattutto la Nikolaikirche. E proprio qui, sotto le volte leggere, tuccate di bianco, verde e marrone delle tre navate, viene eseguita durante i Vespri del Venerdì Santo del 1724, la Passione secondo Giovanni, la più “teologica”, la più meditativa tra le Passioni lasciate da Bach. A condurci metaforicamente nei luoghi e nelle ore di questo evento cruciale saranno, nell’ultima stazione della stagione, Fabio Maestri e i complessi di Opera in Canto.  
In un ambiente reale e concreto, anche se irrimediabilmente perduto ci porta invece un altro grande interprete italiano, Michele Campanella, al quale abbiamo affidato il compito di disegnare la prima stanza sonora della stagione. Entreremo infatti insieme a lui nello spettacolare palazzo neoclassico, affacciato sulla Neva, che a metà Ottocento ospitava la leggendaria Accademia Russa delle Arti e dello Spettacolo di San Pietroburgo. È proprio qui che nel febbraio del 1874 Modest Musorgskij visita una mostra dedicata a Viktor Hartmann, l’amico pittore scomparso all’improvviso, a causa di un aneurisma, alla fine dell’anno precedente. Tra i 400 dipinti esposti nella mostra Musorgskij ne sceglie sette, per la maggior parte realizzati da Hartmann durante i suoi viaggi all’estero, e ne fa il nucleo ispiratore dei suoi celeberrimi Quadri di una esposizione, il cuore del recital di Campanella che per il resto tocca gli estremi di Beethoven e Schumann.  
Un ambiente carico di storia, crocevia dei conflitti e delle tragedie del Novecento, è quello al quale approderemo il 27 gennaio del 2020, in occasione della Giornata della Memoria, un appuntamento che da molti anni è diventato, per gli Amici della Musica di Ancona, un momento irrinunciabile di riflessione sui rapporti tra musica, storia e potere. Grazie alla sensibilità di quattro interpreti italiani che in parte abbiamo già conosciuto nelle scorse stagioni (Silvia Chiesa, Maurizio Baglini, Gabriele Pieranunzi e Gabriele Mirabassi) saremo nuovamente spettatori di un avvenimento che ha segnato una svolta angolare nella musica del Novecento. Ci mescoleremo infatti ai 400 deportati del Campo di concentramento di Görlitz che il 15 gennaio del 1941, nello Stalag VIII-A, assistettero alla nascita del Quatuor pour la fin du temps di Olivier Messiaen. Una meditazione sul tempo della musica, della religione e della filosofia che il compositore francese ha concepito durante i mesi di cattività e privazione trascorsi nel campo.  
Tipici paesaggi della mente, e nella mente, sono invece quelli disegnati dai grandi cicli che abbiamo dedicato alla musica “assoluta” del pieno Ottocento: i Trii di Schubert e di Dvořák, i Concerti per pianoforte e orchestra di Liszt, le Sonate per violino e pianoforte di Beethoven non poggiano, almeno in apparenza, su alcun elemento descrittivo o extra musicale. Ogni ascoltatore, dunque, in ogni epoca, è libero di costruire, attraverso la propria immaginazione, percorsi sonori, evocazioni visive, sensazioni fisiche. In un ambiente astratto e del tutto privato. Ad una delle più misteriose facoltà della mente, l’immaginazione e i suoi enigmi, si rivolge anche il recital di Bertrand Chamayou, che offre, tra gli altri, due brani visionari, immersi in un universo di ombre: la sfilata di maschere senza volto che affollano il Carnaval di Robert Schumann e la sequenza di immagini metafisiche (farfalle notturne, uccelli desolati, scenari marini) racchiuse dai cinque Miroirs di Maurice Ravel. 
In un insolito e imprevedibile “teatro delle voci’ ci portano anche due concerti che in modi diversi declinano al presente la “poetica degli affetti”: il terzo e ultimo capitolo del nostro “Trattato delle Passioni” che evoca la figura chiave, nella drammaturgia musicale barocca, della Regina, e il recital di Sonia Bergamasco e Emanuele Arciuli, che scava invece in una delle sei passioni primarie descritte da Cartesio: l’Amore. Nell’ambiente immaginario, ma concreto, della musica del presente si muovono infine i due concerti che chiamano in causa i compositori e gli interpreti del nostro tempo: la Wunderkammer Orchestra di Paolo Marzocchi, impegnata sin dalla sua nascita nel progetto di vestire con suoni nuovi i grandi capolavori del passato, e il dialogo senza rete, giocato sul filo dell’improvvisazione, tra Enrico Dindo e Simone Rubino: due inventori di suoni che facendo incontrare due strumenti apparentemente lontani come il violoncello e le percussioni creano “ambienti” sonori inauditi e sorprendenti. 

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