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Le storie della musica

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Il racconto del "Signor G" a cura di Elisabetta Malantrucco

Chiedo scusa se parlo di Giorgio Gaber

In un’intervista concessa nel 1988 a Lella Carcereri per il programma radiofonico Un’ora conGiorgio Gaber rispose a una domanda davvero delicata, tenendo conto di tutta la sua carriera: credeva di essere più un attore o un cantante?

Credo di aver sempre cantato come un attore; credo che quindi anche la canzone sia stato un espediente per recitare, per esprimere con la parola; credo che la mia partenza sia stata una partenza musicale ma si sia scoperto ben presto che il rapporto col pubblico non era mediato attraverso la musica ma attraverso la mia voce, il mio essere... quindi credo di essere più attore. 

Ma Giorgio Gaber non smise mai di amare la canzone, che definiva – lo abbiamo letto e ascoltato in varie interviste scritte e radiofoniche – un miracolo. Un miracolo difficile da spiegare, da insegnare.

E in effetti è difficile anche solo comprendere come in un quella gabbia spazio temporale rappresentata da una canzone si possa esprimere un’idea, eppure accade: ecco perché è un miracolo. E a Gaber riusciva al massimo grado di bellezza e semplicità. Soprattutto dal momento in cui la canzone per lui non fu semplicemente un prodotto discografico, ma diventò elemento artistico essenziale del suo Teatro Canzone - cioè un inedito da proporre per la prima volta all’ascolto del pubblico all’interno di un percorso drammaturgico - la semplicità, l’immediata presa del senso risultò fondamentale. È una delle ragioni che spiega l’empatia intellettuale ed emotiva dei brani scritti insieme con il suo amico Sandro Luporini, artista di cui lo stesso Gaber dà una descrizione perfetta, sempre al microfono di Lella Carcereri:

Luporini è un pittore che dipinge pochissimo, scrive praticamente solo con me, per cui è un curioso personaggio che non si annoia mai ma non fa niente: credo sia una delle persone più ricche umanamente.

E sempre a proposito della forza delle canzoni, ecco cosa ebbe a dichiarare, dopo l’esperienza de Il Grigio (spettacolo di prosa senza canzoni) che debuttò nell’ottobre del 1988:

Quando abbiamo scritto Qualcuno era comunista e mi sono reso conto che la gente si emozionava di più nei sette-otto minuti che durava la canzone che nelle due ore del Grigio, ho capito che razza di forza incredibile ha la canzone, anche se quella è una canzone atipica, perché è un fatto musicale con un testo, cioè non è cantata. Ma la forza di questa cosa brevissima e in fondo fragile è inimitabile e davvero non ha eguali.

 

Di canzoni, di teatro, di arte, della società, della sua carriera, Giorgio Gaber ha avuto modo di parlare in qualche intervista radiofonica, nel corso della sua lunga carriera. Non sono molte in verità, ma sono tutte intense, piene di informazioni, di cultura, di riflessioni sul mondo e sull’uomo. Sono le parole di una persona sempre gentile e disponibile, molto lucida, incredibilmente coerente: le stesse parole, gli stessi concetti, seppur sviluppati e approfonditi a seconda dell’ottica e dello scopo delle domande, le abbiamo ritrovate anche in altre interviste e testimonianze scritte.

 

Eccolo quindi innanzitutto ricordare i suoi esordi come chitarrista. Il cantautore milanese aveva sofferto da bambino di una malattia che gli impediva alcuni movimenti. Aveva imbracciato lo strumento come esercizio, come terapia motoria: ecco quindi la chitarra e la musica divenire salvazione fisica ma anche, simbolicamente, spirituale. La musica diventò una passione. I primi complessi, le prime esibizioni con gli amici che poi diventarono tutti dei grandi della nostra storia artistica, da Gino Paoli a Luigi Tenco, da Enzo Jannacci ad Adriano Celentano sono sempre ricordati da Gaber con allegria, come il ricordo di una gioventù intensa e piena di possibilità.

Gaber esordì discograficamente come Rocker e come Urlatore, anche se può sembrare incredibile. Suonava con Celentano che sostituiva nei sound check, perché il molleggiato – lo sappiamo ormai tutti molto bene – non provava mai. E così scoprì di avere una bella voce; strimpellando con Luigi Tenco scrissero insieme un rock’n roll che divenne la sua prima incisione; si chiamava Ciao ti dirò... bastò un passaggio al Musichiere per portarlo alla notorietà; ci furono poi I Due Corsari e la loro fetta di limone nel tè con Jannacci, gli spettacoli con lui e con Maria Monti, e poi tutta la gavetta di cantante nazionale, con i vari Dischi per l’estate, i Cantagiro, i Festival di Sanremo. Ci furono le canzoni con Umberto Simonetta, quelle che raccontavano la  Milano in “bianco e nero” degli anni Cinquanta. Ci furono i programmi televisivi, come Diamoci del Tu con Caterina Caselli nel 1967...

Gaber non rinnegò mai nessun passaggio della sua carriera e, anzi, mostrò sempre gratitudine per molta parte di quella sua storia, prima che prendesse forma Il Signor G. Però, per una persona schiva che non amava particolarmente l’esibizione della sua figura, quel mondo, quei ritmi, quell’esposizione continua, e per certi versi anche fasulla, gli sembrarono a un certo punto una violenza.

 

Mi sono esposto per molti anni e mi sono trovato violentato. L’esibizione non mi è congeniale. Di cose belle ce ne sono poche e preferisco fare le cose che mi piacciono. Non è un rifiuto ideologico: c’entra una scarsa tendenza all’apparire.

Il Teatro gli era più congeniale. Lo aveva sperimentato con la sua fidanzata di allora, Maria Monti, al Teatro Girolamo, nel 1959: era un recital dal titolo Il Giorgio e la Maria e fu lì che comprese come le canzoni potessero essere accompagnate dalle parole: brevi monologhi che poi, nel tempo, divennero via via sempre più organici e coerenti. L’incontro con Luporini, negli anni Sessanta – con cui cominciò scrivendo già alcuni testi di canzoni - sarà da questo punto di vista fondamentale.

I grandi test furono, all’inizio degli anni Settanta, le due tournée nei teatri con Mina: si trattava di un Recital diviso in due; l’atto primo affidato a Gaber, l’atto secondo alla signora della canzone italiana. Fu un successo che lo aiutò ad affrontare il debutto del suo Signor G nell’autunno del 1970. Fu l’inizio del Teatro canzone, di quello che nel 1987 Adriano Mazzoletti chiamò, in un dialogo col cantautore milanese nel suo programma Viaggio tra i grandi della canzone italiana: “Trasmissione teatrale.”

Il Signor G segnò l’inizio della seconda fase della storia artistica di un grande italiano.

Radio Techeté ha provato a raccontarla in due diverse occasioni: presentando -  in due puntate del programma di libri, eventi e avvenimenti legati alla storia della musica Note a Margine - il volume del giornalista Luciano Ceri dal titolo Giorgio Gaber. Sette interviste e la discografia commentata e realizzando lo speciale Talk Radio: Giorgio Gaber, in otto puntate, dove, oltre a riproporre le due interviste già citate di Lella Carcereri e Adriano Mazzoletti, si possono ascoltare la prima conservata dai nostri archivi, realizzata da Sandro Ciotti per le rubriche del Giornale Radio nel 1962, quella di Fabio Bo del 1985, per il Rotocalco sonoro di attualità culturali Il Paginone, all’interno della rubrica Chi è di scena e quella del 2001 rilasciata a Mario Luzzatto Fegiz per il suo programma Fegiz Files. Ad arricchire lo speciale alcune puntate dello show radiofonico Batto quattro, condotto da Gino Bramieri: era il 1971 e Gaber fu ospite fisso per 13 puntate. L’anno dopo fu sempre ospite fisso della trasmissione di Luciano Salce I Malalingua; ospite occasionale fu invece di Gran Varietà: nello speciale si può ascoltare Gaber al microfono di Johnny Dorelli e Raimondo Vianello.

Le canzoni trasmesse nello specuale: La ballata del Cerutti, Ciao ti dirò, Una fetta di limone, Te lo leggo negli occhi, Un’idea, Torpedo Blu, Com’è bella la città, Barbera e Champagne, Goganga, L’illogica allegria, La libertà, Il Signor G e l’amore, Non arrossire, Chissà dove te ne vai, Far finta di essere sani, Sai com’è no com’è, Porta Romana, Le nostre serate, Evasione, Donna donna donna, Il Riccardo, Si può, Ma pensa te, Quando sarò capace d’amare, Le strade di notte, L’asse d’equilibrio, Il conformista, Snoopy contro il Barone Rosso, La chiesa si rinnova, La Balilla, La canzone dell’appartenenza, La razza in estinzione, Ora che non sono più innamorato, L’ultima bestia, Il desiderio, Non insegnate ai bambini, Destra sinistra, Quando è moda è moda, L’uomo sfera, Il dilemma, Qualcuno era comunista, Latte 70, I borghesi, Allora dai, Le donne di ora, Un uomo una donna, Il potere dei più buoni, La parola io, Il tutto è falso, Io non mi sento italiano.

Le cover: Lo shampoo (Pino Marino), Io e le cose (Paolo Benvegnù), Chiedo scusa se parlo di Maria (Mirco Menna), Il tic (Roy Paci), Dopo l’amore (Marta sui tubi), Io non mi sento italiano (Daniele Silvestri), L’illogica allegria (Ivano Fossati), Il desiderio (Rossana Casale).
 

Ascolta qui "Talk Radio" con Giorgio Gaber
Ascolta qui la prima e la seconda parte di "Note a Margine" con Luciano Ceri
Guarda qui la photogallery dedicata al Signor G

 

Le foto della galleria sono tratte dall’Archivio Radio Rai

Per le fonti di questo articolo e dei programmi, cfr il sito della Fondazione Giorgio Gaber, Il Catalogo Multimediale Radio Rai, i volumi: “Giorgio Gaber. Sette Interviste e la discografica commentata” di Luciano Ceri e “G. Vi racconto Gaber” di Sandro Luporini con Roberto Luporini.

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