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La libertà (non è star sopra un albero)

Una battaglia di libertà che andava oltre la lotta contro il fascismo: se avessimo fatto leva su questo principio, ci ha detto oggi lo storico Marcello Flores, il 25 aprile sarebbe davvero patrimonio di tutti. Potrà tornare a esserlo o il destino di questo giorno, unica festa civile a non aver subìto fino ad ora sospensioni, è quello di diventare l'oggetto di puri esercizi intellettuali?

Il 25 aprile, prima di tutto.
Un recente sondaggio di opinione ci informa che circa, e solo, un quarto degli italiani sa bene cosa si celebri il 25 Aprile di ogni anno. Per chi non l'ha mai saputo, per chi l'ha dimenticato col passare degli anni: un ripasso qui.

Qual è il significato politico attuale della Festa della Liberazione?
Il 25 Aprile è sempre stato un sismografo pronto a registrare le inquietudini del nostro sistema politico, scrive lo storico Giovanni De Luna, e lo è ancora di più quest'anno nel bel mezzo della crisi post-elettorale: le reazioni di vincitori e vinti del 4 marzo, qui, e una riflessione di Guido D'Agostino, presidente dell’Istituto campano per la Storia della Resistenza, qui.

Il 25 aprile è ancora un patrimonio collettivo?
Difficile da dire, ma auspicabile. Soprattutto, immiserire ogni cosa in una confusa contesa su chi ha diritto a vestire i panni dell’erede, con l’inevitabile corollario di negare a essi significato e valore se non si riesce a essere della partita, significherebbe davvero tradire la nostra storia: lo scrive Paolo Pombeni qui.

La democrazia, spiegata da chi l'ha desiderata.
Data per scontata, acquisita, nostra per sempre. O quasi. C'è stato un tempo in cui la democrazia era difficile da immaginare. Quando è arrivata, racconta Margherita Hack, eravamo euforici e confusi, e ci sembrava che tutti, ora che potevamo ascoltarli, avessero ragione. La sua voce, insieme a quella di molti altri testimoni del passaggio dal fascismo alla libertà, qui. Le parole della senatrice Liliana Segre, che il 25 aprile 1945 era in un lager, qui.

La Torre di Pisa, salva per miracolo.
Avrebbe dovuto raderla al suolo, perché si sospettava che al suo interno si fossero nascosti i nazisti. Ma qualcosa andò storto. O meglio, andò per il verso giusto. La storia del sergente americano Leon Weckstein qui.
 

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