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Pascal

89: Nei cassetti degli altri

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Una gita in una casa molto vissuta e del cassetto della biancheria dell'autore di Arancia meccanica

Playlist puntata:

Oroscopo - Calcutta
Kings of summer - Ayokay feat. Quinn XCII
Space song - Beach House
London by ta ta    - David Bwie

Prima storia: Expo di Rizieri Mezzomo

Una domenica di gennaio del 2015 decidemmo di prenotare l'alloggio per una vacanza di qualche giorno all'EXPO di Milano: l'evento era troppo importante per lasciarselo scappare. Così, come facciamo da anni, abbiamo cercato un appartamento per 4 persone (io la moglie e due figli) sul sito Airbnb: è stato sufficiente uno scambio rapido di mail e dopo mezz'ora avevamo in tasca la nostra prenotazione in comune di Rho, vicino al grandissimo parcheggio di scambio di Arese in una posizione davvero strategica. Fatto! Arrivammo l'ultimo WE di luglio, scoprendo, con il senno di poi, che fu una scelta felicissima e fortunatissima perché la grande calura dell'estate 2015 era quasi passata e non erano ancora iniziate le code chilometriche davanti ai padiglioni di Italia, Germania, Giappone, Kazachistan..... Il quartiere, sviluppatosi evidentemente sotto la spinta dell'Alfa Romeo di Arese, ben tenuto ed ordinato dal punto di vista urbanistico, lasciava immaginare quale l'energia positiva, quanta voglia di crescita e di rinascita dovessero esserci in tra quelle case e quei condomini negli anni 60/70/80/90. Forse l'ottimismo di quegli anni non c'era più, ma la vitalità di certo era rimasta. I ragazzi che si incontravano erano probabilmente figli e nipoti di quegli immigrati che arrivati dal sud hanno contribuito al miracolo del secondo dopoguerra. Ad attenderci una graziosa signora di mezza età un po' in sovrappeso ma gentilissima e premurosa nell'accompagnarci nel nostro appartamentino. Ingresso al piano primo con pranzo-soggiorno, camera e bagno e poi soppalco con altro letto e altro bagno: per la mia famiglia di 4 persone era una soluzione perfetta. E fu così che, riposte le valige nell'atrio, iniziai a dare un'occhiata attorno.Un brivido mi corse lungo la schiena: come in un film di Dario Argento si materializzò nella mia mente, e scoprii poi anche in quella di mia moglie, l'immagine di un biglietto che avevamo visto appiccicato al frigo ma al quale non avevamo subito fatto caso, e che faceva riferimento ad un regalo: "te lo abbiamo regalato perché sappiamo che lo desideravi tanto". Iniziai istantaneamente a sudare, feci i gradini verso il soppalco a tre a tre: "lasciate stare.... mettete via... non toccate... non è casa vostra..... lasciate stare...... continuavo ad urlare!!!" Mi accorsi di essere arrivato in cima in apnea e ricominciai a respirare solo quando la vidi con in mano un album di fotografie.... capite???? Un album fotografico di nudi, quasi del tutto  innocuo in confronto a quello che temevamo potesse aver trovato. Cercammo di essere categorici: non è casa nostra, non si tocca niente, non aprite niente!!!! Decidemmo anche di marcarli a vista , così io dormii con il grande di 13 anni e mia moglie con la piccola di 8. Notammo poi i libri di Bukowski, i fermalibri costituiti da ragazze nude, posizionate a 90 gradi, la targa in lamiera delle tariffe delle case di tolleranza, tutto era coerente e andava nella stessa direzione: la utilizzatrice dell'appartamento era decisamente libertina.
L'idea che ci facemmo prima di andar via mettendo assieme tutti i vari tasselli, fu che la signora che ci aveva accompagnato fosse la proprietaria e l'appartamento venisse dato di norma in affitto alla nipote. Quest'ultima, in quel periodo era in Erasmus in Inghilterra per qualche mese e la zia aveva deciso di cogliere al volo le opportunità di affitto, praticamente ininterrotto, date dall'EXPO 2015, evidentemente senza mettere a parte la nipote delle sue intenzioni. E noi??? Noi assieme all'importante messaggio "FEED THE WORLD" portammo a casa anche dei ricordi molto divertenti di quell'appartamento.
Fin da subito mi accorsi che le stanze erano insolitamente ricche di complementi di arredo, oggetti, anche personali; mi aveva colpito, ad esempio, la presenza in bagno di spazzolini usati, profumi, tra cui uno Chanel n. 5, sapone, bagnoschiuma, detersivi e copri tavoletta tigrato. In cucina c'erano ricettari, contenitori di cibo mezzi pieni. E poi soprammobili, libri, bollette. Strano, pensai, di solito gli appartamenti sono praticamente vuoti!! Dopo qualche istante i miei figli di 8 e 13 anni urlarono: "l'armadio in camera è completamente pieno il trolley non ci sta". Dovetti constatare che era vero. In un impeto di autorevolezza dissi: "ragazzi non è casa vostra non toccate niente mettete il trolley in terra e andate in cucina". Una volta usciti, però, con mia moglie, non resistemmo alla tentazione di sbirciare: tra bustini osé, pantaloni in lattice e scarpe tigrate, in effetti nell'armadio non ci stava più neanche uno spillo. Le sorprese non erano terminate: quando cercai di riporre cellulare e portafoglio nell'unico comodino presente, trovai nel primo cassetto una serie di perizomi , nel secondo delle scartoffie ma nel terzo....... manette con il pelo, guanti in lattice e piccolo frustino, che in realtà dettero un senso anche ai piccoli laccetti rossi sulla spalliera del letto. Con mia moglie lo sguardo fu tra lo stupito ed il divertito, ma decisamente più il secondo!!! Chiunque abitasse in quell'appartamento aveva sicuramente una vocazione al divertimento. Passarono pochi minuti e dal soppalco arrivò la voce della piccola: "venite a vedere cosa ho trovato."

Seconda storia: Il dizionario di Anthony Burgess

"Arancia meccanica" è il titolo che tutti ricordiamo, ma in gran parte delle sue opere Anthony Burgess ha inventato un vero e proprio linguaggio specifico per le sue storie. Ha sempre sostenuto che le sue principali fonti di ispirazione fossero: il gergo imparato durante a scuola, nell'esercito durante la seconda guerra mondiale e nel periodo in cui, negli anni '50, aveva vissuto in Malesia. 
lo scrittore inglese era talmente affascinato da questo tipo di linguaggio che iniziò a lavorare a un vero e proprio dizionario. Ufficialmente l'opera gli fu commissionata da Penguin Books nel 1965, ma Burgess si accorse subito di quanto fosse difficile portarla a compimento. Lavorò al dizionario tutta la vita, parlò di quel progetto nella sua autobiografia, ma di quel manoscritto si persero le tracce nel 1993. Ma quello che rimane del prezioso dizionario non è andato perduto.
Stasera vi raccontiamo la storia di quella lingua e di come gli archivisti dell'International Anthony Burgess Foundation ritrovarono il dizionario dell'autore di Arancia meccanica. 

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