Pascal

87: Quasi sorelle

Un incontro al circo e due bambine adottate che si ritrovano da adulte.

Playlist puntata:


Life itself - Glass Animals
Postcards from Italy - Beirut
ABC - Jackson 5
God only knows - Adem
 

Prima storia: Il circo di Amanda Negroni

Uno dei miei primi ricordi, vividissimo, risale a quando avevo all'incirca 3 anni. Sono nata e cresciuta in un piccolo paesino della provincia di Milano: pochi stimoli, poche novità, in generale per la mia generazione, quella di metà anni '60, e in particolare nel mio paesino e nella mia vita.
Quell'anno venne un circo: piccolo, misero, a gestione familiare, una famiglia sola di 4 persone a dire il vero,  ma era il mio PRIMO circo, e mi segnò per sempre. Si piazzò in un piccolo parco giochi al centro del paese, che se lo guardo adesso mi rendo conto che doveva essere veramente molto piccolo per starci, ma ai tempi anch'io ero minuscola e tutto sembrava grande. Andammo, io e mia madre, allo spettacolo mattutino: poche persone, anziani e bambini. Ricordo che ero, naturalmente, affascinata e, una volta tanto, silenziosa. Ricordo pony cavalcati in piedi, clown, giocolieri, equilibristi con costumi sgargianti ed attillati e poi , d'un tratto, i miei occhi furono calamitati da un altro paio di occhi: una bambina, mia coetanea, la figlia più piccola della famiglia circense, mi aveva scelto.
Non so come, io avevo visto lei, chiaramente, essendo sulla pista con quei meravigliosi abiti e il mantello turchese di raso, e lei aveva visto me, col mio cappottino rosso, e non mi aveva più mollata. Per tutta la durata dello spettacolo si svolse un colloquio muto, di sguardi, cenni, saluti silenziosi, e venne stretto un accordo: alla fine ci saremmo viste e parlate. Provate ad immaginare l'orrore di mia madre, provinciale anche nelle sue paure, tra cui l'ancestrale e tramandata paura degli "zingari", che portavano via i bambini. Insomma io, 3 anni, che, non so come, scalciando, insistendo, lagnando, riesco a fine spettacolo a trascinare la genitrice sul retro del tendone, dove ci aspetta come da accordi non verbali, la bambina. Lei sola, io con la nervosa custode della mia sicurezza e dei miei beni. Li scoprii che non parlava neanche italiano, ma come ci intendemmo bene! In un attimo, con grande ansia di mia madre, ci scambiamo gli abiti: io mi avvolsi nel fantasmagorico mantello di raso turchese, che ricordo vellutato, scivoloso, sontuoso; lei che si pavoneggia nel mio cappottino rosso, ognuna invidiosa della normalità dell'altra. Durò pochi minuti, poi la mia inflessibile custode mi portò in salvo, nella normalità della vita di provincia e lontano dalle stranezze degli altri mondi paralleli, finalmente rilassandosi. Durò un attimo, che per me si incise indelebile nella memoria, e che mi torna in mente ogni volta che vado al circo. E mi domando, quando ci penso, se la bambina lo facesse ogni volta, di scegliere un'eletta, ma in cuor mio sento che il miracolo, la scelta, la differenza, la fece il mio meraviglioso cappottino rosso, di cui andavo molto fiera. Per oltre 40 anni mi sono cullata nel cuore questo splendido ricordo e le calde sensazioni che ancora mi trasmette, e una volta ne parlai con mia madre, che cadde dalle nuvole, non ricordandosi assolutamente nulla. Ne rimasi così delusa che decisi di scriverla, questa storia, perché non andasse persa insieme a me.

(foto via Flickr "Circus Smirkus" di hbp_pix)
 

Seconda storia: La storia di Rebecca, tua sorella

Amy da bambina era un maschiaccio. Cresciuta con due fratelli nella periferia di Chicago, le piacevano le carte da baseball e l'hockey. Un giorno però, giocando a calcio nel cortiletto dietro la casa di famiglia, uno dei suoi due fratelli la colpì con tanta forza da farla cadere a terra in lacrime. Mentre lei era per terra sentè uno dei due dire la frase: "L'altra nostra sorella era una ragazza vera".
Il commento lasciato Amy, circa 8 anni quel giorno, completamente sconcertata. Non c'era un'altra sorella, o almeno così pensava.
Corse dentro, trovò sua madre che fumava al tavolo della cucina e le disse cosa le aveva detto suo fratello Bobby.
"È vero che hai avuto una figlia prima di me?" Chiese Amy, che, come i suoi fratelli, era stata adottata alla nascita. Sua mamma spense lentamente la sigaretta in un portacenere e le disse: «Ascolta attentamente, perché  ti racconterò questa storia solo una volta».
Quel giorno Amy scoprì la storia di Rebecca la sua sorella nera che non aveva mai conosciuto. Noi abbiamo scoperto le vite di queste due ragazze attraverso un articolo di John Eligon sul The New York Times intitolato "The Adopted Black Baby, and the White One Who Replaced Her”.
In queste foto di famiglia vedete Amy Roost, a sinistra, e Angelle Smith da bambine

(foto via The New York Times, https://www.nytimes.com/2017/12/07/us/the-adopted-black-baby-and-the-white-one-who-replaced-her.html 09/01/18)

Puntate

18/01/2018

94: Cose che non esistono

Una visione nel gran canyon e un apprezzato ristorante che non esiste

17/01/2018

93: A tanto così da una celebrità

Una telefonata sorprendete e di un papà che ricordava molto Roger Moore

16/01/2018

91: Uomini che fanno paura

Un'aggressione immotivata e del premio nobel più maledetto di tutti

15/01/2018

91: La difficile impresa di trovare l'amore

Un adolescente alle prese coi primi amori e di un grippo religioso che può sposarsi solo tra confratelli

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