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Anton Checov | Come nasce Ivanov

Una sera dautunno del 1887, Anton Cechov, ventisettenne, brillante autore di racconti umoristici e del racconto La steppa che Tolstoj aveva giudicato una delizia, assiste a una prima al teatro Kors di Mosca. Non gli piace e va a dirlo al direttore che gli risponde: Invece di criticare perché non scrivete una commedia nuova? Ve la metto in scena. Anche gli attori lo incoraggiano dicendo Tu sai stuzzicare i nervi degli spettatori.

Il 10 ottobre del 1887 Anton Cechov scrive Ivànov: dice di averla scritta per caso. Ecco come. Dopo la conversazione a Kors Cechov va a dormire, gli viene l’idea per il soggetto e immediatamente lo butta giù. Poi impiega pochissimo per comporre il testo compiuto. Scrive in una lettera a suo fratello: «Ho scritto la pièce senza accorgermene mi ha portato via dieci giorni. L'intreccio è complicato ma non sciocco. Tutti gli atti si snodano dolcemente, tranquillamente, ma alla fine colpisco in faccia lo spettatore. Ho concentrato la mia energia su alcuni momenti forti e memorabili, sono contento; anche se la pièce non fosse buona, ho creato un personaggio che ha valore letterario».

Ivànov va in scena per la prima volta al Teatro Kors di Mosca il 14 novembre del 1888 dopo solo 4 delle 10 prove promesse dal direttore. Il teatro è strapieno e gli spettatori, da Cechov, si aspettano un’allegra farsa visto il suo stile. Invece trovandosi a vedere uno spettacolo più serio e complesso iniziano a rumoreggiare. La prima di Ivànov è un fiasco. A quel punto però Cechov si rimette al lavoro e scrive una versione della pièce che va in scena al teatro Aleksandrinskij di San Pietroburgo il 31 gennaio del 1889. Ed è un trionfo. Cajkovski si dichiara uno “sfegatato cechovista”. Il successo teatrale per lui è inebriante e Cechov inizia ad amare l’atmosfera delle quinte. La notte di Pasqua del 1889 la trascorre con gli attori tutti ubriachi. Beve anche lui. È il suo modo per svagarsi dalla sua famiglia, alla quale, come dice lui stesso, è abituato come a un bernoccolo sulla fronte, o a una valigia. Cechov deve scrivere forsennatamente per nutrire tutta quella gente, padre, madre, fratelli e le loro famiglie.

A lungo Ivànov è stata ritenuta la prima opera teatrale lunga di Cechov, eppure aveva esordito come drammaturgo a vent’anni con un dramma a più atti che fu però respinto da una grande attrice russa e che Anton aveva riposto in un cassetto. Lo scritto fu ritrovato dopo la sua morte e rappresentato postumo con il titolo del nome del suo protagonista, Platonov.

Anton Cechov durante la sua vita scrive decine tra vaudeville drammi e commedie, messi in scena con sempre più successo anche grazie all’incontro con il regista Kostantin Stanislavskij iniziato per la rappresentazione del Gabbiano, che, dopo un primo fiasco viene riportato in scena nel 1898 da Stanislavskij al teatro dell’Arte di Mosca ottenendo un trionfo assoluto. Questa è una riflessione che Anton Cechov scrive sui suoi personaggi: «Perché dobbiamo portare ad ogni costo sulla scena uomini stupidi o uomini che fanno gli intelligenti, perché dobbiamo ad ogni costo dare dei quadri che suscitino riso o pianto, perché non portare sulla scena degli uomini semplicemente intelligenti che non suscitino né riso né lacrime, ma semplicemente facciano pensare?».


Da leggere, per approfondire

- Vita di Cechov di Irene Nemirovsky (Castelvecchi)
- Senza trama e senza finale. 99 consigli di scrittura di Anton Cechov (a cura di Piero Brunello – Minimum fax)

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Un bambino seduto su un baule piange, perché suo fratello, più grande di lui, non vuole essere suo amico e lo guarda in modo sprezzante. La loro camera è piccola, povera. I vetri sono opachi, il pavimento sporco.

19/12/2017

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Una sera d’autunno del 1887, Anton Cechov, ventisettenne, brillante autore di racconti umoristici e del racconto La steppa che Tolstoj aveva giudicato una delizia, assiste a una prima al teatro Kors di Mosca. Non gli piace e va a dirlo al direttore che gli risponde: “Invece di criticare perché non scrivete una commedia nuova? Ve la metto in scena”. Anche gli attori lo incoraggiano dicendo “Tu sai stuzzicare i nervi degli spettatori”.

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