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L'Est ribelle insegna che una vera Unione non è più rinviabile

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Sergio Romano - Corriere della Sera
[…] La Commissione di Bruxelles ha avviato la procedura necessaria per applicare alla Polonia l’art. 7 del Trattato di Lisbona: una norma che la priverebbe del diritto di veto, nelle questioni in cui è necessaria l’unanimità, e dei contributi finanziari a cui i membri della Ue possono attingere. Viktor Orbán ha pubblicamente annunciato che sosterrà la Polonia e che si servirà del diritto di veto nelle questioni, come quella dei contributi finanziari, in cui può essere usato.
Questo non è un imprevedibile incidente di percorso. L’Unione è ancora un “mostro” istituzionale. Ha molte caratteristiche federali: una moneta, una Banca centrale, molte leggi comuni, un Parlamento che ha progressivamente ampliato i suoi poteri, una Corte di Giustizia. Ma non ha ancora un vero esecutivo (manca per esempio un ministro del Tesoro) e permette ai suoi membri di usare in molte circostanze il diritto di veto. Sapevamo che il mostro, prima o dopo, avrebbe dovuto scegliere tra due opzioni: tirare avanti alla giornata fino a una crisi insolubile o superare gli ultimi ostacoli che ancora separano l’Unione da una struttura coerentemente federale. Niente di nuovo. Nel XIX Secolo vi furono alemnto due casi in cui la scelta fu necessaria. 
Il primo è quello della Repubblica Elvetica in cui, dopo la Restaurazione nel 1815, non tutti i cantoni avevano una stessa idea dello Stato a cui volevano appartenere. I cantoni conservatori, prevalentemente cattolici, erano decisi a conservare maggiori autonomie, mentre i cantoni liberali e protestanti, dove più forte era stata l’influenza della Rivoluzione francese, volevano un governo federale dotato di maggiore autorità. Quanto la convivenza divenne difficile, i sette cantoni cattolici crearono una Lega (il Sonder Bund) e cominciarono ad armare le loro milizie. […]
Il caso americano fu più lungo e sanguinoso. La posta in gioco era lo schiavismo, allora diffuso negli Stati del Sud e desiderato da una parte della società americana anche per i nuovi territori del Nord-Ovest. Quando la maggioranza degli elettori scelse per la presidenza un avvocato antischiavista del Kentucky, Abraham Licoln, dieci Sati del Sud decisero di separarsi. Scoppiò una guerra che durò dal 1861 al 1865, provocò la morte di circa 620.000 uomini e lasciò alle generazioni successive un’America più federale di quella creata dai padri fondatori.
Non sarà grazie alle armi, naturalmente, che risolveremo il problema delle nostre divergenze con la Polonia e l’Ungheria, ma due diverse concezioni dello Stato di diritto non possono convivere all’interno di una stessa casa.
Aggiungo che il problema è ulteriormente aggravato dalla elezione di Donald Trump. Dopo le posizioni assunte dal nuovo presidente in materia di clima, immigrazione e crisi medio-orientali, vi saranno molte occasioni in cui le sue scelte politiche, come il trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme, verranno discusse e votate nelle sedi internazionali. Se l’Europa non si affretta a fare una scelta chiaramente federale, vi saranno membri che preferiranno Washington a Bruxelles (nel voto dell’Onu su Gerusalemme capitale, Polonia e Romania si sono astenute). Non sarebbe questa l’Europa che vogliamo. 

sito del Corriere della Sera

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