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Iran, per le aziende italiane il rischio delle sanzioni

Valentina Errante - Il Messaggero
Non sono le proteste a preoccupare gli analisti e l'intelligence di casa nostra. O almeno non ancora. I disordini scoppiati nelle città iraniane vengono osservati con molta attenzione, lo scenario considerato assai incerto, ma le manifestazioni di piazza, al momento, non sembrano minacciare la stabilità del governo e dunque le relazioni economiche bilaterali con il nostro Paese.

Nel 2017 l'Italia è diventato il primo partner europeo negli accordi commerciali con l'Iran e adesso le nubi per le compagnie, che hanno investito o esportano, non arrivano dall'interno, ma direttamente dagli Usa. Perché il rischio è che Trump, a metà gennaio, non rinnovi il Jcpoa, ossia l'accordo tra Usa, Russia, Cina, Francia, Germania, Gran Bretagna e Iran del 2015, con il quale sono state sospese le sanzioni americane (revocate quelle europee) in cambio di un blocco per dieci anni del programma nucleare iraniano. Ipotesi concreta, che comporterebbe pesantissime conseguenze per molte aziende e banche europee.

I RISCHI
Sono le prossime mosse di Donald Trump che analisti e intelligence osservano con più attenzione. «Il rischio maggiore - spiega Riccardo Alcaro dell'Istituto Affari Internazionali - è che Trump non firmi. E molte aziende europee subirebbero pesanti conseguenze». Ogni 90 giorni la Casa Bianca deve certificare al Congresso se Teheran abbia rispettato l'accordo del 2015, a ottobre il presidente aveva evitato lo strappo con gli altri partner limitandosi a minacciare di reintrodurre le sanzioni revocate dall'intesa. Trump aveva rivolto al Congresso e agli alleati l'invito a rafforzare quella che considera «una delle peggiori e più sbilanciate transazioni che gli Stati Uniti abbiano mai intrapreso». Poi aveva lanciato l'ultimatum: in caso contrario «l'accordo sarà cancellato». E l'accordo da allora è rimasto invariato.

LE SANZIONI
«Le sanzioni colpirebbero tutte le aziende, incluse le banche, che hanno attività negli Stati uniti e relazioni con l'Iran - spiega Alcaro - credo sia questa la preoccupazione più grande, ossia i pesanti danni economici che le compagnie italiane subirebbero in questo caso. Vale anche per le banche, perché le aziende hanno linee di credito aperte. Bisognerà vedere se davvero Trump voglia venir meno a un accordo che danneggerebbe pesantemente l'Europa e al quale, tra l'altro, hanno aderito anche Cina e Russia. Ma il rischio è concreto».

LE RELAZIONI
L'interscambio tra Ue-Iran tra il 2015 e il 2016 è cresciuto del 200 per cento. Nel 2016 il valore delle esportazioni italiane verso l'Iran è stato di 1,5 miliardi di euro, con un incremento del 29 per cento rispetto al 2015. (...)
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