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Pascal

81: Iniziamo bene

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La storia di un viaggio a ny e di un trasferimento difficoltoso per un gruppo di bambini non accompagnati.

Playlist puntata:

New York - St. Vincent 
Brooklyn (owes the charmer under me) - Steely Dan
Chicago    - Sufjan Stevens
Meaning of Life - The Heptones


Prima storia: A new york da solo e senza tetto di Guido Legnaioli

Nel gennaio del 2012, preso da un attacco di incoscienza tipico dei single che cercano una svolta, decisi di trascorrere il mio ventiseiesimo compleanno a New York, da solo. Avevo trascorso un anno molto difficile, ero uscito da una storia molto complicata, e quello era il quinto viaggio che facevo proprio per risollevarmi da quella situazione. Presi la decisione a notte fonda, appena rientrato a casa da una serata fredda e malinconica, trovai un volo da Pisa ad un prezzo ottimo, e prenotai. Subito dopo l'esaltazione, sopraggiunse il terrore nel giro di poche ore. Viaggiare, specialmente in aereo, mi ha sempre emozionato e terrorizzato allo stesso tempo, ma ho sempre scelto di sfidare queste mie paure piuttosto che non viaggiare affatto, e poi dopo qualche giorno in un posto nuovo sono sempre riuscito ad adattarmi e a stare bene. Prenotai una stanza a Brooklyn tramite un noto sito di affitti turistici, ad un prezzo ridicolo e partì.
Arrivato a Jfk, intorno alle 23, dopo essermi scolato una bottiglietta di vino durante il volo per farmi coraggio e contrastare la paura, venni avvicinato da un uomo enorme afroamericano che sioffrì di portarmi alla mia destinazione per 50$, non aveva un taxi di quelli gialli con la licenza, ma mi fidai, ancora oggi non ho idea del perché. Nel tragitto mi fece anche la cortesia di telefonare al proprietario della casa in cui avevo prenotato la stanza, per avvisarlo del mio arrivo. Nel giro di mezzora mi trovai a casa di John. John era un signore sulla sessantina, maglietta strappata, capelli grigi lunghi e spettinati, molto eccentrico e molto trasandato. Il loft in cui viveva si trovava in un quartiere decisamente inquietante, aveva un pavimento in cemento, un arredamento industriale molto rammendato, un wifi il cui nome era ?fuckobamabush? ed alcune stanze che facevano da contorno all'area centrale. La mia stanza era in realtà il locale caldaia, con un letto a soppalco costruito da lui stesso. La stanza era caldissima e piuttosto sporca. Appena mia madre ebbe la descrizione del luogo in cui dormivo, spese tutte le sue energie per convincermi via Skype a cambiare posto e spostarmi a Manhattan in un hotel. Le dissi di no molte volte, anche perché nel giro di un paio di giorni mi ero adattato a quella strana sistemazione, New York era meravigliosa, e ogni giorno giravo e montavo un video-diario in cui documentavo quello che facevo da solo in giro per la città, avevo anche un piccolo seguito on line.
Alla fine , mia madre mi convinse, l'idea di svegliarmi ed essere già a Manhattan non mi dispiaceva in fondo; così prenotai tramite web un hotel vicinissimo a Times Square. A John raccontai che un'amica di mia madre viveva a Manhattan, e si era offerta di ospitarmi. Presi la mia valigia e arrivai all'hotel intorno alle 10 del mattino. La camera non era pronta, così mi offrirono di tenere la valigia fino alle 14 per il check-in, intanto avrei fatto il mio giro in città. Fu proprio alle 14 che le cose presero una piega inaspettata. Tornato all'hotel l'uomo alla reception mi chiese la carta di credito con cui avevo prenotato, io gliela porsi, era una prepagata, e lui la rifiutò, le carte del circuito Maestro non sono accettate negli Stati Uniti. Così tirai fuori il bancomat, ma aveva anch'esso il circuito Maestro, i contanti non li accettavano e la mia prenotazione fu quindi annullata sotto al mio sguardo atterrito. 
Alla fine , mia madre mi convinse, l'idea di svegliarmi ed essere già a Manhattan non mi dispiaceva in fondo; così prenotai tramite web un hotel vicinissimo a Times Square. A John raccontai che un'amica di mia madre viveva a Manhattan, e si era offerta di ospitarmi. Presi la mia valigia e arrivai all'hotel intorno alle 10 del mattino. La camera non era pronta, così mi offrirono di tenere la valigia fino alle 14 per il check-in, intanto avrei fatto il mio giro in città. Fu proprio alle 14 che le cose presero una piega inaspettata. Tornato all'hotel l'uomo alla reception mi chiese la carta di credito con cui avevo prenotato, io gliela porsi, era una prepagata, e lui la rifiutò, le carte del circuito Maestro non sono accettate negli Stati Uniti. Così tirai fuori il bancomat, ma aveva anch'esso il circuito Maestro, i contanti non li accettavano e la mia prenotazione fu quindi annullata sotto al mio sguardo atterrito. 

Seconda storia: I figli dei genitori divorziati ina ereo

Durante le feste natalizia, in tutta l'America, i figli di genitori divorziati si spostano da un genitore all'altro. Se lo fanno in aereo le loro babysitter sono le stesse compagnie aeree. I bambini che volano senza adulti sono chiamati "minori non accompagnati". Di solito hanno cartellini colorati attaccati ai cappotti o appesi al collo. Quando li vedi, è difficile non empatizzare con loro e chiedersi che cosa diranno sull'esperienza un giorno quando cresceranno. 
In questa puntata del primo di gennaio che si intitola "Iniziamo bene" vi raccontiamo la storia di un gruppo di questi bambini che nei primi giorni di gennaio del 1989 sono rimasti bloccati nell'aeroporto di Chicago per una tempesta di neve. A raccontarcela è Susan Burton, proprio una di quei bambini che si trovava là con sua sorella, e che oggi è diventata una donna.

Noi abbiamo scoperto questa storia grazie alla puntata "Babysitting" di This American Life, ascoltatela anche voi!

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