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Magical Mystery Tour: Jovanotti - 1 parte

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“Da piccolo abitavo con la mia famiglia a duecento metri da Piazza San Pietro, un giorno vidi il Papa e la folla, tornai a casa e dissi ai miei: ecco cosa voglio fare da grande. Il Cupolone, il distributore che gli stava davanti, i pullman dei pellegrini parcheggiati sotto casa: questo vedevo ogni giorno dalla mia cameretta, un’immagine potente, formativa”.

 

"A vent'anni avevo una voglia pazzesca di essere all’altezza della situazione che mi era stata offerta, non sopportavo l’idea di deludere Claudio Cecchetto che aveva creduto in me, anche se non pensavo di diventare famoso, mi sarebbe bastato aver successo tra gli amici della discoteca”. 

 

"L’album Oh, Vita! non è un’architettura, è un gesto. Anche se poi dietro quel gesto c’è il lavoro di tutta una vita. Il produttore Rick Rubin mi ha messo di fronte ai miei limiti, vocali, di interpretazione: abbiamo costruito un disco scarno, crudo, senza trucchi, un disco che è solo se stesso, non è una reazione a nulla, un disco che è indiscutibile, perché è un pezzo della vita di un essere umano. Questo, fatto con un americano, è il mio album più italiano. C’è dentro un approccio cantautorale e ci sono canzoni più vicine all’hip hop. Manca il pop elettronico che per anni è stato il mio pane quotidiano”.

 

"Jovanotti, questo nome mi ha portato tanta fortuna. E’ nato per caso. All’inizio avevo scelto Joe Vanotti. Ma il grafico, realizzando la copertina del mio primo disco, ha commesso questo “errore”. Mi è piaciuto e ho deciso di lasciarlo”.

 

“Ascolto di tutto, da Elton John a Fabrizio De André, dal Pop a  Miles Davis. Al primo posto della mia hit parade c’è Bob Marley. Poi, vengono: Bob Dylan, Frank Sinatra, Michael Jackson. Mi piace anche la dance musica, Skrillex, Diplo, Guetta, Tiesto, Calvin Harris”.

 

“Ho sempre sentito un forte legame con l'America. Il mio amore per questa terra si è rafforzato quando ho intrapreso la carriera artistica. La musica statunitense è diventata un importante punto di riferimento. Gli artisti americani che ho più seguito sono: Beastie Boys, Public Enemy, Talking Heads, Run-DMC. Amo il sound di Harlem, i ritmi portoricani, la black music”.

 

“Ho cominciato a comporre delle vere canzoni d’amore quando ho cominciato ad amare sul serio. “Bella” è la mia preferita”

 

“Mi affascina ciò che è mistico, spirituale. Mi interessa di più il concetto cristiano di grazia, piuttosto che quello orientale di karma”.

 

“Mi piace Papa Francesco perché ci esorta ad avere gioia e coraggio. E’ un uomo di comunicazione nell’era della comunicazione. La rinuncia all’auto blu, la borsa che si porta da solo sono segnali che valgono un’enciclica”.

Puntate

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