Neve

Capitolo 3 | di Teresa Ciabatti

Capitolo 3 | di Teresa Ciabatti
Capitolo 3

di Teresa Ciabatti

Non che la ristrutturazione della casa fosse stata semplice. O meglio: lo sarebbe stata se un giorno di fine novembre non si fosse presentata Luciana. "Stai cambiando tutto - aveva incolpato il fratello - chi ti ha autorizzato". A niente erano valse le rassicurazioni di Giacomo, ovvero di essersi limitato alle riparazioni più urgenti, e alla ripulitura dei camini: avrebbero potuto sedersi intorno al fuoco come un tempo, ricordava? Tu non puoi arrivare dall'Australia e rivoluzionare il mondo a tuo piacimento, non puoi decidere da solo di questa casa. Continuava a accusarlo lei come se non gli avesse mai dato il permesso a procedere nella ristrutturazione. Aggirandosi per le stanze si guardava attorno quasi alla ricerca affannata di qualcosa che non c'era più, è tutto diverso, ripeteva rabbiosa. E mentre Giacomo si sforzava di non aggredirla, finanche rinfacciarle che i lavori erano stati totalmente a carico suo, lei saliva al piano di sopra. Calma, si diceva Giacomo, questo momento avrebbe potuto compromettere il Natale. Se avessero litigato, lei non sarebbe venuta. E con lei non sarebbero venuti Irma, Lara, e Anselmo... Anselmo, che solo adesso, a pensarlo come una possibile assenza, parve a Giacomo indispensabile. Calma, si ripeteva: doveva raggiungere Luciana, e con tono gentile chiederle cosa non le piacesse, avrebbero potuto cambiare, riportare la casa alle origini, come se non fossero mai passati vent'anni. La trovò in quella che era stata la sua camera. Quante volte era entrato in quella stanza senza bussare cogliendo di sorpresa Luciana bambina, ragazza, donna. "Ti ho detto di bussare" lo aggrediva lei. "Mamma mamma - iniziava a gridare poi - mamma, Giacomo entra in camera mia". A distanza di vent'anni Giacomo rientrava nella stanza della sorella, e rientrava senza bussare. A distanza di vent'anni lei, senza voltarsi, rimaneva ferma davanti alla finestra. Aspettava in silenzio che lui si avvicinasse, ecco la distanza esatta dei vent'anni trascorsi, passo dopo passo, la morte di papà, anno dopo anno, la morte di mamma, la malattia di Michele, tutto in fila fino a qui, a loro due, fratello e sorella ormai cinquantenni di fronte alla finestra. Allora lei disse: il melo, c'è ancora. E Giacomo, guardando fuori anche lui, rispose: sì, c'è ancora.
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