Neve

Capitolo 2 | di Marcello Fois

Capitolo 2 | di Marcello Fois
Capitolo 2

di Marcello Fois

Così si arriva all’antivigilia di Natale che è quasi tutto pronto. Restano ancora le luminarie effetto ghiaccio da appendere, i vetri delle finestre da addobbare e qualche rifinitura natalizia da sistemare, prima che ogni cosa, in casa, sia tornata esattamente come dove essere. Ora che ha una visione d’insieme a Giacomo sembra chiaro il luogo, la data, il motivo. “Ogni cosa è stata pensata al millesimo” pensa tra sé e sé indietreggiando un poco per godersi l’effetto d’insieme di quel soggiorno tornato alla vita. I lavori sono stati fatti ad arte e questo lo rassicura, perché fin da piccolo ha sempre tratto una certa tranquillità dalle cose fatte per bene. Il che lo porta a pensare a suo fratello Michele che, al contrario, è sempre stato “un appassionato della precarietà” come avrebbe detto loro padre. Sarebbe arrivato in ritardo poteva scommetterci, forse poco prima che tutti gli altri si mettessero a tavola. Lui faceva così: arrivava in ritardo, si scusava e sorrideva. Sarebbe arrivato con l’ennesima compagna. Luciana no. Lei, la sorella assennatissima, sarebbe arrivata allo scoccare esatto dell’ora concordata, con le due figlie, Irma e Lara, ormai adolescenti, e quel marito talmente anonimo che ogni volta era necessario ripresentarlo a tutti. “Vi ricordate di Anselmo?” Avrebbe chiesto. E tutti gli altri a mentire: “Certo, come no, Anselmo”. A ruota, con la faccia delle grandi occasioni, sarebbe arrivato Luigi Speranza, tutto giovanile di palestra e celibato: che non è mai nata la donna giusta per lui. E Sabrina Marietti, che ancora lo chiamava per cognome: “Restivo”, come quando si sbaciucchiavano tra una lezione e l’altra ai tempi del liceo. Aveva chiesto di portare con sé suo figlio Ernesto e Giacomo non aveva obbiettato. Avrebbero potuto fare un tavolo di soli ragazzi aveva detto sorridendo. Poi chissà era possibile che sarebbe arrivato anche Luca, nonostante non avesse risposto a nessuno dei suoi inviti. Ecco: tutto era pronto, ogni cosa era stata pensata con precisione, ogni minimo incidente previsto, perché tutto doveva essere perfetto. Quando sarebbero arrivati, Giacomo si sarebbe schiarito la gola, magari avrebbe fatto tintinnare un calice di cristallo col manico di un cucchiaino per attirare l’attenzione e, una volta circondato dal silenzio concentrato di tutti, avrebbe iniziato il suo discorso… 
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